Obiettivo della Civica Galleria: La Scuola

Il Blog ha assunto nel tempo due funzioni. La prima è quella di essere espressione del Figurino Storico.
In un mondo globalizzato, lo studio della storia è sempre più indipendente pr capire le origini delle civiltà e questo è il nostro obiettivo primario
Con la denominazione "Civica Galleria del Figurino Storico" si vuole appunto sottolineare la creazione di un vero centro museale, l'unico nelle marche, sulla base di un progetto condiviso tra l'Assessorato alla Cultura del Museo di Osimo, la Società Parko spa che gestisce il trasporto pubblico locale e l'associazione Tavola Rotonda, impostato sullo stile dei grandi musei come lo Stibbert di Firenze e quello di Calenzano dove il figurino storico viene utilizzato come strumento didattico e invito allo studio della storia.
Gli obiettivi della Civica Raccolta osimana sono i medesimi, ma una attenzione particolare è rivolta alle scuole, sopratutto elementari e medie, dove lo studio dei questa materia da parte dei bambini avviene spesso in modo mnemonico; ebbene l'utilizzo del figurino storico vuole essere uno strumento didattico integrativo del libro di scuola ed il nostro locale diventare una sorta di aula didattica dove i bambini si possono appassionare a questa disciplina

La Seconda è quella di divenire lo spazio esterno del CESVAM - Centro Studi sul valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro come spazio per approfondire, oltre che i temi della Uniformologia, anche quelli concernenti le scienze ausiliari della Storia, quali, oltre la Uniformologia, anche la Vessillologia, ovvero lo studio delle Bandiere, l'Araldica, i Mezzi e gli equipaggiamenti, ed il Collezionismo militare in genere ( cartoline, ecc.)

venerdì 28 marzo 2014

I Guerra Mondiale. Uniforme. Fanteria, Soldato

Fanteria. Caporale della Brigata Cremona (21° e 22° Reggimento. Maggio 1915.
Il soldato è in completo assetto di marcia con l'uniforme  grigio-verde 1909 comune a tutte le armi a piedi ed equipaggiamento 1907, modificato 1909, completo di telo tenda e bastoni tenda. Stivaletti di cuoio nero.
Sulla destra il fregio del 22° reggimento ricamato in lana nera
Fonte: A. Viotti. L'Uniforme grigioverde, Roma, SME 1984

In vista della data centenaria della I Guerra Mondiale, si stanno approntando studi e ricerche sulla uniforme e sulle uniformi dell'Esercito Italiano. Saranno gradite da parte dei lettori di questo blog osservazioni e commenti, oltre che note a commento ed eventuali sottolineature ad errori o omissioni.
La fonte primaria sarà l'Ufficio Storico dell'Esercito Italiano con il suo catalogo di pubblicazioni relative, a cui si rimanda fin da adesso per approfondimenti e studi

giovedì 13 marzo 2014

Seconda Guerra Mondiale Uniformi 1939-1945


N. 473. Germania. Waffen SS Tenente, 1943
N. 474. Ungheria. Reggimento di Ussari, Ussaro, 1940
N. 475. Romania. Fanteria, Soldato 1940
N. 476. Finlandia. Fanteria, Soldato, 1940


martedì 4 marzo 2014

II Guerra Mondiale Uniformi 1944. Croazia, Slovacchia, Repubblica Sociale Italiana, Germania

 
 
 
477. Croazia: Fanteria bosniaca, Caporale, 1943
478. Slovacchia: Fanteria, Soldato 1942
479: Repubblica Sociale Italiana. Reparto Paracadutisti, Paracadutista della Guardia Nazionale repubblicana 1944
480. Germania: Divisione dei Cosacchi del Don, Sottufficiale, 1944

domenica 23 febbraio 2014

70° anniversario del Passaggio del Fronte nelle Marche

Bandiera del battaglione alpini "Piemonte" inquadrato nel 3° Reggimento Alpini  della I Brigata del Corpo Italiano di Liberazione che operò sul Musone e, dopo aver conquistato Santa Maria Nuova, liberò Jesi il 20 luglio 1944
Si riconoscono a sinistra, il Ten. Col. Sergio Pivetta e a destra del gruppo bandiera, il Gen. C.A. Luigi Morena, entrambi reduci e combattenti nel C.I.L. a Monte Marrone, nelle Marche e nei Gruppi di Combattimento
La particolarità stà che questa bandiera era in dotazione ad un "battaglione", Normalmente la bandiera di guerra viene consegnata a livello reggimento. Attualmente è custodita presso il Sacrario delle Bandiere al Vittoriano a Roma; fino a qualche anno fa era custodita al Museo della Scula Militare Alpina, in virtù di questa particolare situazione 

lunedì 17 febbraio 2014

Seconda Guerra Mondiale. Distintivi Regia Aeronautica


Distintivi di Grado della Regia Aeronautica Italiana

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.  La Regia Aeronautica non faceva eccezione.

I distintivi di grado dei graduati e dei sottufficiali erano identici a quelli dei pari grado dell’Esercito. Anche i distintivi di grado degli ufficiali erano sostanzialmente uguali a quelli dell’esercito,ma il gallone superiore formava un occhiello di forma quadrata anziché ovale. Così come nell’Esercito sulle uniformi coloniali i distintivi di grado erano costituiti da stellette sulle spalline .Il corpo o servizio di appartenenza era indicato da un distintivo portato sulla spalla in lamierino metallico per la truppa  ricamato in oro sulla travetta per gli Ufficiali e sottoufficiali. La travetta ed il passante erano di modello diverso per i generali, ufficiali superiori   ed ufficiali inferiori Gli ufficiali dei ruoli servizi e specialisti e quelli dei corpi sanitario, di commissariato, e del genio aeronautico  portavano i galloni delle maniche sotto pannati in colori diversi. Piloti ed osservatori portavano un aquila  ad ali spiegate sul lato sinistro della giubba al di sopra del taschino. Sovrapposti al taschino sinistro venivano portati i distintivi di squadriglia. 
(massimo coltrinari: ricerca23@libero.it)

martedì 11 febbraio 2014

Seconda Guerra Mondiale: Distintivi della Regia Marina



Distintivi di Grado della Regia Marina Italiana

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.  La Regia Marina non faceva eccezione.

I distintivi di grado erano costituiti da galloni sulle maniche e sul berretto. Sulla giubba bianca i distintivi erano portati sulle spalline. I capi avevano dei galloncini sulle spalle Secondi capi, sergenti e sottocapi portavano i distintivi di grado sulle maniche come i parigrado delle altre forze armate. Il gallone superiore degli ufficiali di vascello formava un occhiello rotondo . Gli ufficiali degli altri corpi portavano galloni senza occhiello sotto pannati con i colori del corpo. Sottufficiali, sottocapi e comuni portavano il distintivo di specializzazione sulla parte alta della manica sinistra

lunedì 3 febbraio 2014

Unformologia. Italia II Guerra Mondiale La M.V.S.N

Distintivi e Gradi della MVSN

L’uniforme non differiva sostanzialmente da quelle dell’Esercito se non per particolari secondari talvolta peculiari di determinate specialità o milizie speciali.
Le uniche sostanziali differenze consistevano nella camicia e cravatta nera e nei fasci littori ( soromontati da una “M” rossa per i “Battaglioni M”) sul bavero.

I distintivi di grado degli ufficiali erano uguali a quelli dell’Esercito con la sola differenza che il gallone superiore formava un anello romboidale anziché ovale. I capisquadra portavano al di sopra della manopola, un gallone rosso della stessa foggia di quello degli ufficiali. I graduati, camicia nera scelta = caporale e vice caposquadra = caporalmaggiore, portavano gli stessi distintivi dell’esercito

sabato 1 febbraio 2014

Uniformologia. Italia II Guerra Mondiale Gradi EI

Distintivi di Grado del Regio Esercito Italiano

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.
I distintivi di grado degli ufficiali consistevano in galloni dorati (argento per i carabinieri) di larghezza e numero diversi secondo i gradi degli ufficiali inferiori e superiori e in un ricamo a greca sormontato da un vario numero di galloni argentati per i generali. Tali distintivi venivano portati sulle maniche, al di sopra delle manopole, sulla fascia del berretto con visiera e sul lato sinistro del cappello alpino.
I distintivi di grado erano costituiti per i graduati di truppa , i sergenti ed i sergenti maggiori, da galloni a “V” rispettivamente rossi e gialli, portati sulle maniche della giubba e del cappotto a metà braccio. I marescialli portavano da uno a tre galloncini , dorati con trattini neri . sule spalline della giubba e del cappotto ed un solo galloncino dello stesso tipo sulla fascia del berretto con visiera  e sul lato sinistro della bustina.
Sulla bustina i distintivi di grado erano costituiti da stellette. Sui copricapi speciali, fatta eccezione per il cappello alpino, e per il chepì, non venivano portati distintivi di grado. Nelle uniformi coloniali i distintivi di grado erano costituiti da stellette sulle spalline. Durante la guerra i galloni degli ufficiali vennero ridotti di dimensioni e ricamanti in filo giallo anizichè in filo dorato, venivano portati sovrapposti alla manopola quasi all’altezza del polso
Altri distintivi fra i principali erano i colori del bavero e delle mostrine, delle fiamme e degli alamari che indicavano l’arma, o il corpo o il servizio di appartenenza, inoltre il fregio dell’arma portato sulla parte anteriore dei copricapi ( ad eccezione del fez)e recante nel tondino il numero del reggimento. Infine il distintivo divisionale costituito da uno scudetto metallico cucito sulla manica sinistra, nella parte più alta.


(Saranno pubblicasi in sequenza, i gradi relativi alla M.S.V.M, alla Regia Marina ed alla Regia Aeronautica) Ricerca 2014 ANRP

giovedì 30 gennaio 2014

Commissariato Militare: "La Monstre"

La “Monstre” première véritable operation sdmidtrtive


Si, au dédut seuls les chevaliers fournissent les contingetes soldés, le roi en vient à son tour à recruiter parmi des professionels régulièrement soldés.

Le recrutement se fait psr des capitanes; les unites costituées s’appllent des “routes” et les homes engages des “routiers”. Les troupes aisi levees pour des operations de guerre étaint réparties en “batailles” comprenant chachune un certain nombre des “monstres” terme qui designe à la fois l’unitè de base et la revue d’affectif.

martedì 28 gennaio 2014

II Guerra Mondiale 1944. Jugoslavia, Grecia, Gran Bretagna

             481 - Jugoslavia: Capitano di Stato Maggiore, 1941
             482 - Grecia: Fanteria, Caporale
             483 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
             484 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
481
Nell’Esercito Jugoslavo si continuò nelle uniformi la tradizione dell’esercito serbo. Il berretto degli Ufficiali, un berretto più rigido del berretto da campo aveva originariamente una visiera un po’ più fortemente accentuata.Mostrine e filetti erano del colore dell’arma che era rosso per la fanteria blu per la cavalleria nero per  l’artiglieria e verde er le truppe di approvvigionamento.

481
Dopo l’adozione nel 1912 di uniformi cachi nell’esercito greco si ebbero solo alcuni cambiamenti in questo campo. Gli Euzoni furono dotati di una giubba color cachi che ricordava quella blu che finora era stata l’uniforme da campo, tuttavia con una fila di bottoni e con colletto rovesciato con mostrine rosse. Anche le calze erano color cachi, tuttavia il fez rimase rosso ed anche le scarpe con il pompom rosso continuarono a venire usate: Poco prima dello scoppio della guerra fu introdotto un elmetto di acciaio di tipo greco al posto del modello britannico che era stato fino ad allora in uso. Le mostrine erano nere per l’artiglieria e verdi per la cavalleria

483
Mentre in generale gli ufficiali britannici in campo dovevano portare il “battle dress” agli alti ufficiali veniva lasciata la libertà riguardo la scelta delle uniformi. Il “busch-schirt”era prescritto per il clima più caldo. Le mostrine rosse, chiamate “gorget patch” formavano con la fascia rossa intorno al berretto il segno distintivo dei generali. Entrambi derivavano dalla precedente uniforme di servizio blu scuro. Il berretto della nostra illustrazione è di un tipo più leggero con la parte superiore di lino e manca il ricamo in oro sulla visiera che furono in genere era di competenza dei generali. I marescialli si distinguevano dai generali, oltre che per i segni distintivi del grado, per un particolare distintivo sul berretto con due bastoni di maresciallo incrociati.

484

 Per far fronte ai paracadutisti tedeschi nel 1940 in Gran Bretagna si cominciò ad addestrare  e costituire le truppe aviotrasportate..Equipaggiamento ed abiti erano stati  ideati prendendo come esempio parti di uniformi catturate ai tedeschi.. Come si può vedere il paracadutista tedesco che il suo avversario portano sopra la loro normale uniforme una divisa mimetica ed un elmetto, qui nella mano sinistra insieme a speciali cinghie di fissaggio. Modellandosi sui reggimenti corazzati che fin dalla loro costituzione portarono berretti neri ora altre truppe speciali furono dotate di berretti  di cui si parla qui, anche il reggimento dei piloti veleggiatori portava berretti rossi ma i più famosi erano i berretti verdi dello Stato Maggiore. Nel 1943 furono prescritti  dei baschi per tutto l’esercito destinato alla truppa che era così poco piacevole che non si diffuse mai.  

mercoledì 18 dicembre 2013

San Martino, il protettore dei Militari din dal Medio Evo

L'iconografia dedicata a San martino, che si festeggia l'11 novembre, è molto vasta e variegata. Segno di dovere e personificazione delle alte virtù militari è anche  il simbolo dell'altruismo e della vicinanza a chi ha bisogno, virtù che devono albergare in ogni militare per compensare situazioni difficili e spesso alimetatrici di violenza ed odio.

venerdì 13 dicembre 2013

I "Missi Dominici" antesignani del Commissario di guerra

Nel regno dei Carolingi i delegari imperiali o reali adibiti dai Sovrani per esercitare i poteri regi o per controllare le amministrazioni locali. Generalmente erano due:uno ecclesiastico ed uno laico . Inizialmente ebbero incarico provvisoria successivamente la carica divenne permanente e potè essere data sia ai vescovi sia ai laici. Pare che da tale funzione ebbe inizio il marchesato. La carica decadde nel X secolo



Ancien Règine: Jusqu'au XV siécle

ous les Mérovinges, les Carolingiens et les premiers Capétiens, il nya pas d'armée permanente, strucuturée et organisée au sens  où nous l'entendons aujourd'hui, L'admistration militaire n'existe pas non plus. Quant au service militaire, il est fondé sur la qualité d'homme libre.

Chez les Francs le service estdu au roi masi n'est pas rétribué. Le soldat ne reçoit qu'une petite compensation.

A partir di VI siècle, avec l'appariton de la vassalité et de la féodalité ce systéme va se modifier lentement.

La vassalité crée une hiérachie entre les mois pauvres, le vassaux les moins les plus ruches, ceux qui disposent d'une fortune terrienne et qui ont les moyens de s'équiper pour la guerre; les premiers se mettent au service des seconds, moyennant une retribution.

Au cours de la période fèodale, des le IX siécle, c'est le titulaire di fief subordionné qui doit au titolaire di fief dominant un srvice gratuit mais limitè.

sabato 7 dicembre 2013

Esponton: testo di ricerca

Il Commissariato nell’Ancien Regime
Dai Missi Dominici a Luigi XIV

Il Commissario di guerra ed il suo simbolo. “L’Esponton”


1.     Premessa.
2.     Introduzione: perché ci interessa questa organizzazione
3.     La tradizione romana e latina
4.     L’Ancien regime. Fino al XV Secolo.
5.     I Missi Dominici (Gli Inviati del Padrone)
6.     Le “Mostre” degli uomini d’arme
7.     La creazione del commissario di Guerra
8.     Il regno della improvvisazione. Filippo il Bello
9.     La nascita degli eserciti permanenti e la necessità di una amministrazione militare
10.                        I Commissari di Guerra
11.                        Il simbolo di distinzione. L’esponton
12.                        Il Commissari di Guerra  del 1600. Richelieu
13.                        I Commissari di Guerra sotto Luigi XIV
14.                        I Commissari di guerra. Il simbolo il Vestito Grigio Blu
15.                        Le guerre del 700
16.                        L’influenza francese nell’Esercito del regno di Sardegna
17.                        Una funzione insostituibile
18.                        Bibliografia



Il volume deve essere molto divulgabile. Lo stile di impaginazione è quello dell’album a sinistra la pagina scritta a destra la iconografia di riferimento

lunedì 2 dicembre 2013

Commissaires des guerres. 1560



Signe de distintion:l’esponton

Peu a Peu ces commissarie,qui lon peut qualifier d’ancetres des fonctionnaires de l’intedence, son dotées d’une sode acceptable aisi que de droits et de previlèges prore. Leurnposition ne cessera de se renforcer durant les deux siècles précédant la devolution.

En 1595, Henri IV crées les commissaires provinciaux dont la compétence est territorialement limitée.Puis, en 1608, une ordinnance élargit les attributions des commissaires des guerres et donne naissance à une amorce de service de la justice militaire.

L'Esponton


Au XVII siècle ils acquièrent meme la qialité d’officier.

Chales IX érige en office la fonction de commisaire. Désormais, obligé d’acheter sa charge il cherche, en contrepartie, à en tirer quelqhe profit. Ainsi, les officiers nommés au grade supérieur ou appelés à de nouvelles fonctions doivent preter serment au commissarie des guerres représentant le roi.

Celui-ci délivre un certificat en échange duquel l’officier fait don de son épée au commissarie. En vérité ce don s’avère tout à fait symbolique puisque le cérémonie se passant sur le front des troupes et l’officier ne pouvant rester sans arme, ce dernier rachète assito épée.

Commissaire principal  1560 
A cette époque l’uniforme n’existe pas. Le seul attribut distinguant le commissarie est un esponton, sorte de demi-èlaque d’environ deux mètres  de long terminée par un fer de lance et dont la base garnie d’ivoire. Ma le porte d’arme n’est pas qu’une question d’apparat puisque le commissarie suit la troupe jusqu’au champ de battaille.


Les prérogative des commisaires s’élargissement encore mais la prise de coscience de la nécessitéde fournir aux soldats des moyens de sub sistance accetables n’est pas encore venue.

domenica 1 dicembre 2013

Commissario di Guerra . Saluto con l'Esponton



Francia 1560

Amministrazione Militare dell'Armate del Re





Il saluto cel Commissario di Guerra con l'esponton è un movimento in quattro tempi molto spettacolare, tale da essere visto da molto lontano

Saluto con l'esponton: primo tempo o in marcia
Saluto con l'esponton vero primo tempo



Saluto dell'esponton: secondo tempo o terzo se si considera il saluto in marcia come primo


Saluto con l'esponton: quarto tempo del saluto


sabato 30 novembre 2013

Commissari di Guerra. Una ricerca in Corso

Nell'ambito della collaborazione con L'Associazione di Categoria del Corpo di Commissariato si riprendono gli studi avviati nel 2003 in occasione del voncegno indetto dall'allora Corpo di Amministrazione dell'esercito in merito alla storia della amministrazione militare nel corso dei secoli. In particolare,come primo approccio dedicheremo dei post alle vicende del Commissariato in Francia dai Missi Dominici di Carlo Magno fino a Luigi XIV. In particlar ei simboli dei Commissari di Guerra, ovvero "L'esponton"
Attraverso questo blog rielaboreremo il materiale già raccolto al fine di predisporre ipotesi di realizzazione a stampa
Massimo Coltrinari

domenica 3 novembre 2013

Osimo.Lezione di Barocco: mercoledì 6 novembre 2013 ore 17,30

Iniziano il prossimo 6 novembre ad Osimo un ciclo di incontri dedicate al Barocco nella nostra terra. si riporta le note relative alla prima conferenza

Stefano Papetti: 
aspetti del Barocco ad Osimo
 e 
nella Marca d'Ancona

Palazzo Campana
Osimo
Sala delle quattro colonne
ore 17,30

Prossimo incontro: mercoledì 13 novembre ore 17.30


lunedì 7 ottobre 2013

La Battaglia di Stalingrado.



Al Centro Italo-Russo (Via Cairoli 6 Roma) il 8 ottobre 2013 p.v. verrà presentato un progetto di ricerca sulla Battaglia di Stalingrado.
per ulteriori informazioni www.coltrinaristoriamilitare.blogspot.com

mercoledì 25 settembre 2013

Serate di Storia: un successo

Si sono concluse nel mese di settembre le "Serate di Storia", organizzate dai responsabili della Galleria del Figurino Storico di Osimo. Le Serate hanno coperto l'arco di Storia che va dall'Epoca Romana ai giorni del nostro Risorgimento nazionale, con approfondimenti interessanti su particlari aspetti, anche di vita osimana e regionale. Un contributo culturale e scientifico  alla Galleria del Figurino Storico, che si propone di fare "Storia" con altri mezzi, oltre quelli tradizionali. La speranza che il prossimo anno si abbia la capacità ulteriore di organizzare un nuovo ciclo di conferenze, che hanno avuto un discreto successo di pubblico, scelto e competente,  con argomenti ancora più interessanti e partecipativi. Un vero ringraziamento va all'Avv. Mengoni che, con discrezione ed intelligenza, è stato l'anima discreta di questo successo.

domenica 25 agosto 2013

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                                    Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo


per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                          Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco, 
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)

 
per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                          Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco, 
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)

 
per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche

sabato 20 luglio 2013

Serate di Storia. Osimo in Guerra Venerdi 26 luglio 2013 ore 21 Casenuove di Osimo


                                          Il prossimo venerdì 26 luglio 2013, ore 21
a Casenuove di Osimo

 sui luoghi stessi degli avvenimenti 
per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 OSIMO IN GUERRA

IL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE
DA FILOTTRANO A JESI
IL FORZAMENTO DEL MUSONE, L'ATTESTAMENTO E LA LIBERAZIONE DI JESI
10-20 LUGLIO 1944
Il Il Corpo Italiano di Liberazione verso Jesi

La conferenza sarà articolata con la descrizione delle operazioni condotte, all'indomani della conquista di Filottrano (9 luglio 1944), da parte del battaglione Piemonte per il forzamento del fiume Musone a Casenuove di Osimo e l'azione di aggiramento su Rustico (18 luglio 1944), azione propedeutica all'investimento di Santa Maria Nuova, che fu, una volta conquistata, la base di partenza per la liberazione di Jesi, il 20 luglio 1944 alle ore 7,30.

Gli aspetti tattici della conferenza saranno intervallati con citazioni da documenti coevi, tratte da diari tenuti in quei giorni,  dalla descrizione dei sacrifici e lutti sopportati dalla popolazione osimana,  
e si ricorderanno coloro che vi persero la vita, primi fra tutti i componenti della Famiglia Spinzanti.

La manifestazione si inserisce nel progetto in essere, promosso dal Club Ufficiali Marchigiani, dalla Società di Storia Militare e dalla "Civica Galleria del Figurino Storico di Osimo", di dotare il Munomento ricordo di Casenuove di Osimo di tabelloni esplicativi degli avvenimenti in occasione del 70° anniversario, che cadrà il prossimo anno

per informazioni e approfondimennti sul tema trattato
 www. coltrinarimarche1944.blogspot.com
www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com


Filottrano: dopo Monte Marrone 31 marzo 1944, la seconda vittoria sul campo del C.I.L.

Alpini del Battaglione Piemonte

8-9-Luglio 1944: i Paracadutisti conquistano Filottrano, premessa all'azione sul Musone

Paracadutisti del C.I.L. protagonisti della battaglia di Filottrano
Le posizioni del C.I.L. all'indomani della conquista di Filottrano 8-9 luglio1944



Per approdondimeti sulle operazioni del Corpo Italiano di Liberazione in questo period vds
 www. coltrinarimarche1944.blogspot.com

Per informazioni sul Corpo Italiano di Liberazione vds.
www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com


20 luglio 1944 Il Battaglione Piemonte libera Jesi 20 luglio 2013

Nella data anniversaria della liberazione di Jesi alcune immagini del Battaglione Piemonte che liberò la cittadina marchigiana dopo i combattimenti per il forzamento del Musone, di Rustico e Santa Maria Nuova



Alpini del Battaglione Piemonte in posa un pò goliardica all'indomani della presa di Jesi il 20 luglio 1944


Contraerea del C.I.L. in azione


Jesi 20 luglio 1944 ore 12. Il magg. Briatore con i suoi ufficiali e con tutto il Battaglione Piemonte a Jesi liberata

lunedì 15 luglio 2013

Corpo Italiano di Liberazione: gli equipaggiamenti

Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, per definizione ci riferiamo alle divise, compresi fregi, mostrine e gradi, alle calzature, alle buffetterie e cinturoni, all’elmetto e agli zaini.
Come premessa, va ricordato che il C.I.L. opera nell’Italia centrale tra l’aprile e il luglio 1944, al fianco delle truppe alleate impegnate sulla linea “Gustav” e in seguito fino alla linea “Gotica”, nella campagna militare per la liberazione dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua costituzione segue le azioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano che, nato già a fine settembre del ’43, dopo i primi combattimenti di Montelungo, nel Marzo ‘44 si era distinto sul Monte Marrone, prima conquistando e poi mantenendo, nonostante la controffensiva tedesca, la vetta con il battaglione alpino “Piemonte” e il 185° battaglione paracadutisti “Nembo”. I comandi alleati, sotto la spinta non solo tattica quanto morale, dei risultati ottenuti, autorizzano quindi la creazione del C.I.L. che passa dai 5000 uomini del Raggruppamento Motorizzato, prima a 9000-10000 fino a 25.000 unità, sotto il comando italiano del Gen. Utili. Ambiente operativo in cui i soldati italiani sono chiamati ad operare è quello dei monti del basso Lazio prima (Mainarde) e poi, nel settore adriatico, del Molise e dell’Abruzzo, in una stagione ancora invernale, caratterizzata in quota da neve e temperature rigide, ma che nel proseguo delle operazioni, che si protrarranno in primavera ed estate, migliorerà dal punto di vista climatico.
Lo Stato Maggiore italiano, nell’ottobre 1943, ha la necessità di approntare rapidamente queste unità combattenti, poiché incombono le esigenze operative che coinvolgeranno le truppe italiane al fianco degli alleati. Supportare logisticamente il I Raggruppamento Motorizzato e poi, nell’Aprile ’44, una forza ancor più consistente di soldati che compone il C.I.L.,  è subito impresa piuttosto ardua per il comando italiano, considerando che le truppe vengono da più di tre anni di conflitto su altri fronti ed un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre, in cui molti materiali di equipaggiamento sono andati perduti. I magazzini presenti sul territorio italiano del sud liberato sono svuotati dagli alleati per rifornire i partigiani di Tito in Jugoslavia, poiché ancora non ha preso piede l’idea di creare un corpo italiano da affiancare alle truppe alleate, risorto sulle ceneri dell’ex-esercito nemico. L'Intendenza della 7^ Armata, l'unico grande comando ancora efficiente nell'Italia occupata dagli Alleati, si ritrova con un enorme numero di tenute coloniali complete nei magazzini di Napoli. Proprio con queste uniformi vengono riforniti gli uomini del Raggruppamento Motorizzato, che ancora indossano le lise divise grigioverde e gli equipaggiamenti in dotazione durante gli eventi bellici della prima parte del secondo conflitto mondiale. Inizialmente viene cucito al petto lo scudo sabaudo, che inviso alle popolazioni locali, sarà motivo di polemiche sull’opportunità di adottarlo, mentre sono mantenute le mostreggiature e le spalline coi gradi.          Il completo estivo si compone di un camiciotto sahariano ed ampi pantaloni da serrare sotto il ginocchio con le fasce mollettiere. La sahariana, che era stata utilizzata in Africa, ha un colletto ampio guarnito con le mostreggiature, è dotata di quattro tasche ed è aperta fino allo sterno. Tre bottoni, il primo dei quali sempre slacciato, chiudono la giubba. Sotto il camiciotto di tela, i militari mettono spesso la camicia grigioverde che a dicembre non deve rappresentare proprio la soluzione perfetta. In relazione agli equipaggiamenti e al vestiario, i soldati del C.I.L. hanno quelli ereditati dal I Raggruppamento e il problema degli equipaggiamenti resterà, per tutto il periodo in cui il C.I.L. opera, ancora insoluto. Taluni come i paracadutisti del Nembo, hanno la divisa estiva caki, mentre gli altri battaglioni conservano la divisa invernale grigioverde con il pastrano. Per quanto riguarda le calzature,  molti hanno solo un paio di scarpe ed altri neanche quelle (Fig.1). Alpini e bersaglieri mantengono il copricapo tradizionale, mentre l’elmetto utilizzato è il tipo M33 in dotazione alle truppe del  Regio Esercito (Fig.2) e il tipo M42 per i paracadutisti. A testimonianza della scarsità degli equipaggiamenti, riportiamo una richiesta che il Comando Italiano inoltra a fine Novembre 1943, agli organi superiori, in cui si richiedevano mantelle anti-pioggia (gabbani impermeabili)  per le sentinelle di guardia.[1]
Sia il Raggruppamento prima che in seguito i reparti del C.I.L conducono quindi le operazioni che abbiamo ricordato, utilizzando gli equipaggiamenti italiani originari. Tale materiale all’inizio delle operazioni è in realtà già usurato, venendo, come detto, da un periodo di guerra e poi di mancato reintegro, e appare da subito insufficiente sia ai comandi italiani che agli osservatori alleati; prima dell’inserimento in linea, le truppe alleate, con l’intento di testare la capacità operativa del Raggruppamento, effettuano il 2 novembre 1943 una esercitazione, i cui esiti dimostreranno, come riportato nei commenti dei vertici di comando, che il morale delle truppe italiane è molto buono ma i materiali in dotazione particolarmente scarsi.[2]
Nonostante questa carenza, il CIL porta a termine, inquadrato nello schieramento alleato, brillanti operazioni militari e, sorprendentemente, avanza nella liberazione del territorio abruzzese , in pochi mesi, fino alle Marche.
Dopo la battaglia di Filottrano e la liberazione di Ancona (Fig.3,4), il C.I.L. appare però stremato e logorato negli uomini e nei mezzi, tanto da richiedere una riorganizzazione ordinativa che vedrà la nascita dei Gruppi di Combattimento. che riceveranno dagli alleati nuovi equipaggiamenti. Infatti i soldati italiani che fanno parte di queste unità , oltre alle armi in dotazione all’esercito inglese, avranno, come nuovo equipaggiamento, il classico elmetto a padella, buffetteria in canapa e le divise inglesi, su cui potranno apporre fregi, gradi e mostrine italiane. Ovviamente si tratta di un supporto logistico in armamenti, equipaggiamenti e mezzi che risulta indispensabile per poter proseguire le operazione delle Grandi Unità italiane, ma che snatura la caratteristica di nucleo del nuovo esercito italiano che si era avuto con il C.I.L.: infatti, da una parte, i soldati costituenti i Gruppi di Combattimento si trovano ad agire indossando divise non del proprio Paese, pur combattendo sul territorio della propria nazione, e questo incide certamente sul morale e sulla motivazione degli uomini; d’altro canto, va comunque considerato che, nelle attività operative, il buono stato dell’equipaggiamento del singolo riveste una importanza fondamentale sia dal punto di vista strettamente tattico, per la conduzione delle operazioni, quanto dal punto di vista del morale del soldato , che combatte meglio se posto nelle migliori condizioni possibili.
In conclusione, giova ricordare, per meglio inquadrare il ruolo rivestito dal  C.I.L. nelle operazioni militari sul fronte alleato in Italia, che questa prima Grande Unità, embrione del ricostituito Esercito Italiano,  si trova ad operare ricca di entusiasmo, per il ruolo che deve ricoprire nella lotta di liberazione del proprio Paese, ma con equipaggiamenti, come abbiamo in precedenza descritto, particolarmente scarsi rispetto alle dotazioni degli alleati che è chiamata ad affiancare.      Il fattore numerico, un corpo di molte migliaia di soldati, solleva notevoli problemi di natura logistica ai nostri Comandi. Gli alleati probabilmente non tengono in gran conto l’apporto delle truppe italiane all’offensiva  portata avanti sul fronte italiano, non vedono di buon occhio una sua particolare affermazione sul campo e quindi privilegiano i rifornimenti verso truppe partigiane, che agiscono sul fronte oltre le linee nemiche. Gioca qui sicuramente anche la diffidenza verso un esercito che fino a pochi mesi prima era nemico. Lo Stato Maggiore italiano altresì chiede ai comandi alleati supporti per reintegrare i materiali ma preferisce, per dimostrare che ancora possiede capacità operative e nell’intento di riaffermare i valori nazionali, cercare di sfruttare al meglio materiali e mezzi di cui dispone, sottraendoli ai vari reparti inoperosi.
Le lacune nell’equipaggiamento, che si sommano ad altre maggiori deficienze nei mezzi e negli armamenti[3], non impediscono al C.I.L. di combattere e ottenere risultati sul campo, nonostante le avverse condizioni ambientali, probabilmente perché composto da soldati motivati e spinti da un senso di rivalsa, al fine di dimostrare il proprio valore ed onore ai vecchi nemici, ora alleati.
 







Corpo Italiano di Liberazione: L'ambiente operativo

Nell’inverno tra il 1943 ed il 1944 la situazione si era pressoché cristallizzata, tuttavia in quel periodo furono gettate le basi per la massiccia offensiva della successiva primavera da parte degli alleati e particolare enfasi fu data sia all’addestramento delle truppe che agli approntamenti logistici.
Nonostante fossero state prese adeguate misure al fine di mantenere il più assoluto segreto, il comando tedesco aveva previsto l’imminente offensiva alleata ed aveva provveduto ad organizzare una serie di linee difensive
L’ambiente operativo, all’interno del quale furono inquadrate le operazioni del CIL, è diviso nelle seguenti zone:
-          le Mainarde;
-          il settore Adriatico
Nel ambito del sottotema assegnato, il compito del presente elaborato è quello di fornire le informazioni sull’ambiente operativo, allo scopo di contribuire allo sviluppo del più ampio elaborato di gruppo.
Nella trattazione sopra esposta, lo scritto si limiterà alla descrizione del settore Mainarde.
La zona delle Mainarde è una catena montuosa di pianta approssimativamente triangolare, particolarmente aspra ed impervia, delimitata nel settore sud-ovest dal paese di S. Biagio Saracinisco, nel settore sud-est dal paese di Castelnuovo e nel settore nord dal rilevo denominato Monte a Mare, da non confondere con Monte Mare che si trova nel settore sud delle Mainarde, prospiciente a Monte Marrone.
La zona, nella catena delle Mainarde, all’interno della quale il C.I.L. doveva operare, nell’ambito dell’offensiva di fine maggio 1944, era costituita da tre settori: Rio Chiaro, Monte Marrone e Monte Rocchetta. Di questi tre settori monte Marrone era quello centrale, destinato a svolgere l’azione principale di penetrazione mentre ai due settori laterali era riservata una semplice azione di sondaggio e fiancheggiamento tattile.
L’orientamento operativo entro cui si trovava ad operare il C.I.L. era quello di mantenere il nemico ingaggiato sulla zona delle Mainarde allo scopo di indurlo a ritenere che l’attacco si sarebbe sviluppato in direzione di Atina e di impedire che questi si riorganizzasse nella zona della massiccia offensiva alleata.
Il settore prescelto per l’azione principale corrispondeva ad una delle zone di terreno montagnoso particolarmente elevata aspra e difficile e quindi si pensava fosse l’ambiente più adatto all’impiego delle unità del C.I.L. le quali, pur non essendo adeguatamente motorizzate, come lo erano invece le unità americane, avevano però il vantaggio di essere ben allenate a manovrare su terreni impervi e ad agire svincolati dalla rete stradale.
La zona inoltre, proprio in relazione alla sua inospitalità, era caratterizzata da scarsa densità di popolazione, con un numero esiguo di centri abitati, peraltro di non vasta estensione.
Parimenti scarse erano le vie di comunicazione ed i collegamenti stradali, pertanto uno dei principali problemi che il C.I.L. dovette affrontare fu l’approvvigionamento ed il rifornimento logistico.
Allo scopo di risolvere detto problema, come d’altronde sembrava ovvio, fu fatto largo uso di viveri a secco, meno deteriorabili, per limitare pesi e ingombri dei vettovagliamenti.
Altrettanto largo uso fu fatto delle salmerie, unici mezzi atti a muoversi su terreni impervi e fuori dalle reti viarie.
Il X Corpo britannico, alle cui dipendenze si trovava il C.I.L., manifestò l’orientamento a svolgere azioni offensive nella zona di Monte Mare e Monte Cavallo e fu richiesto al suo comandante di preparare i piani d’azione e comunicare di quanti reparti avesse bisogno.
Più tardi, in relazione all’attacco in corso nel settore di Cassino, venne disposto che il C.I.L. svolgesse un’azione offensiva su Picinisco partendo dalla zona di Monte Mare-Colle Altare con attacco in forze su Monte Cavallo e Balzo della Cicogna.
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In relazione a quanto sopra, il comandante del C.I.L. non riteneva possibile un’azione frontale contro Monte Cavallo a causa delle pesanti avversità del terreno, si doveva quindi prevedere un aggiramento da nord tramite Balzo della Cicogna e Regione Laganello. L’assalto da tale direzione però, presupponeva il possesso della cresta Monte Mare-Colle Altare come base di partenza di fuoco pesante ed era inoltre richiesto il concorso di fuoco d’artiglieria del settore neo-zelandese.
Il terreno è nell’insieme montagnoso, particolarmente tormentato verso ovest.
Vi sono tratti aspri e difficili con depressioni entro cui scorrono torrenti convoglianti le acque di diversi canaloni.
I rilievi hanno prevalente orientamento da sud-est a nord-ovest, al quale generalmente corrisponde anche quello delle depressioni.
Nel settore vi sono infatti due allineamenti montani entrambi con andamento generale da sud-est a nord-ovest:
-          uno va da Monte Castelnuovo (1250 mt.) a Monte S. Michele (1171 mt.), Monte Mattone (1521 mt.), Monte la Rocca (1590 mt.), la Montagnola (1570 mt.);
-          l’altro va dalla catenella delle Mainarde (1806 mt.) a Monte Mare (2021 mt.), Colle dell’Altare (1991 mt.), Monte a Mare (2167 mt.), la meticcia (2114 mt.).
Saldati a sud attraverso il massiccio di Monte Marrone (1770 mt.), questi due allineamenti rinserrano nel mezzo un avvallamento detto appunto Valle di Mezzo su cui scorrono torrenti e rivoli in senso equatoriale.
Più ad ovest i rilievi aspri di Porcazzete (1664 mt.), Monte Cavallo (2070 mt.) e Balzo della Cicogna (1811 mt.) rientrano nei limiti marginali del Parco Nazionale d’Abruzzo e sono i rilievi più isolati di Abruzzo.
Monte Cavallo ha una posizione di rilievo rispetto alle alture circostanti e si presenta ad est come un insieme di bastioni inaccessibili, offrendo un varco solo in corrispondenza di quota 1961.
Aspro, scosceso e con pareti frequentemente ripide miste a dirupi, il monte si affaccia ad est ed a sud rispettivamente sulla Valle Venafrana e sulla Valle Monacesca.
A causa delle difficoltà del terreno pressoché insormontabili non è possibile un attacco frontale operando da sud. è possibile invece agire attraverso la Valle Monacesca o risalire l’alta Valle Venafrana per poter poi forzare il varco di quota 1961 oppure attaccare da nord.
A nord-ovest di Monte Cavallo vi sono altri due allineamenti importanti, sempre con orientamento sud-est nord-ovest:
-          uno costituito da Monte  la Meta (2241 mt.), Monte Tartaro (2181 mt.), Monte Petroso (2247 mt.), Monte Capraro (2060 mt.), Monte Amaro (1846 mt.);
-          l’altro, raccordato a Monte Mese per mezzo di Balzo di Conca-Colle S. Giacomo, è costituito da Monte Cazzole (1609 mt.), Rocca Altiera (2085 mt.), Monte Irto (1970 mt.), Colle dell’Osso (1531 mt.), Monte Dubbio (1611 mt.).
Tra i due allineamenti sono rinserrate le due valli sassose e fittamente boscose del Canneto e del Fondillo, separate tra loro dallo sbarramento di Monte Irto - Monte Petroso che costituisce una ottima posizione difensiva per chi voglia impedire l’accesso a Opi.
A nord la zona montuosa è interrotta dal solco Opi – Barrea – Alfedena sul quale scorre il fiume Sangro, spesso incassato tra fianchi ripidi e rocciosi, come  tra Opi e Barrea, o in ampio letto come da Alfedena fino verso Castel di Sangro.
Nel tratto occidentale del settore le comunicazioni sono assai scarse e disagevoli, un po’ meno nel tratto orientale, con frequenti risvolti, tra Castel S. Vincenzo, Pizzone e Alfedena.
Le risorse sono altresì limitate.

  
Nel complesso il terreno si presta molto bene ad una sistemazione difensiva e, di fatto, i tedeschi, sfruttando le favorevoli asperità, poterono mettersi in condizioni di realizzare una efficace economia delle forze ed ostacolare al tempo stesso, molto validamente, l’avanzata avversaria da sud, per la quale invece, date le caratteristiche del terreno, non vi erano larghe possibilità per svolgere azioni in profondità, mentre gravi difficoltà si presentavano in campo logistico.