Questo Blog, già figurinostorico.blogspot.com, che sosteneva che "la storia si può raccontare in tanti modi. Noi abbiamo inventato un nuovo modo di raccontarla:con il figurino storico. Firmato: la Tavola Rotonda Osimo." Si aprirà da parte della Galleria del Figurino Storico un sito. Questo blog continua a svolgere la sua funzione: di descrivere il Costume Militare attraverso i secoli,ovvero l'Uniformologia, scienza ausiliaria della Storia (contatti:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Obiettivo della Civica Galleria: La Scuola
lunedì 30 marzo 2026
giovedì 19 marzo 2026
Dizionario-Nomenclatura di Araldica Lettera AB I parte
Abbassato, in araldica si dice di una pezza abbassata dalla sua normale posizione; si dice inoltre abbassato il capo di uno scudo quando al suo posto si inse-’ risce un altro capo di concessionecapo di concessione.
Abisso (in), in araldica si dice il centro dello scudo, allorché in esso si trova una figura più piccola delle altre, questa figura si dice abisso.
Accantonato, in araldica si dice attributo delle figure che sono accompagnate da altre nei quattro cantoni dello scudo.
Acceso, in araldica si dice di lampade, torce o tizzoni con la fiamma di smalto diverso.
Accollato, in araldica si definiscono gli scudi e le figure che sono unite l’una all'altra toccandosi.
Accompagnato, in araldica si dice di una figura principale dello scudo che ne ha altre vicine ma isolate.
Accoppiati, in araldica si definiscono i cani da caccia, e gli altri animali legati insieme a due a due.
Accostato, in araldica si dice caratteristica di pali, fasce, bande e di figure comunque allungate che hanno altre figure ai loro lati.
Addestrata, in araldica si dice di quella figura che ne ha un'altra alla sua destra o di un palo o di un partito spostati verso il lato destro dello scudo.
Addossato, in araldica si dice contrario di affrontato; si dice di animali o figure poste dorso contro dorso.
Afferrante, in araldica si dice di uccello rapace o di belva che afferra un'altra bestia o un oggetto.
Affrontati, in araldica si dice di due animali o due figure con la faccia rivolta l'uno verso l’altra.
Agitato, in araldica si dice di mare agitato rappresentato con alte onde spumose.
Agnello, in araldica si dice simbolo di Cristo, dei Martiri e degli Apostoli, solitamente d’argento, passante di profilo, tenente con la zampa anteriore una bandierina incrociata (vedi Agnus Dei).
Agnus Dei, in araldica si dice di Agnello Pasquale detto anche Santo Agnello.
Aguzzate, in araldica si dice di quelle figure che hanno estremità appuntite.
Aguzzato, vedi ‘’Aguzzate”.
Airone, in araldica si dice uccello trampoliere rappresentato senza becco e zampe.
Alato, in araldica si dice di animale che ha le ali contro la sua natura e di smalto diverso da quello del corpo.
Alerione, in araldica si dice aquiletta mutilata, senza becco e artigli, si ritiene rappresenti i nemici vinti in guerra.
Algamoniche, in araldica si definiscono le armi parlanti.
Ali abbassate, in araldica si dice se sono rivolte verso gli angoli inferiori.
Ali chiuse, in araldica si dice se sono raccolte sul corpo del volatile.
Ali piegate, in araldica si dice quando sono volte verso i fianchi dello scudo.
Ali spiegate, in araldica si dice quelle le cui punte sono rivolte verso gli angoli superiori dello scudo e si presentano aperte.
Allegro, in araldica si dice di attributo araldico del cavallo nudo e passante.
Allumato, in araldica si dice di attributo degli animali, che hanno gli occhi di colore diverso dal rimanente; es.: aquila di nero allumata di rosso.
Alternato, in araldica aggettivo usato per descrivere l'avvicendamento di figure che si oppongono alternativamentel'una all'altra.
Alzate, in araldica si dice di figure poste più in alto dell'ordinario.
Amaide, vedi ‘‘Pezze onorevoli”.
Anatra, in araldica si rappresenta sempre di profilo o nuotante sull'acqua o ferma sul terreno.
Anatrella, in araldica si dice di anatra mutilata, senza becco né zampe.
Ancorata, in araldica si dice della croce avente la punta.
Angelo, in araldica si dice di figura di giovane, sempre sbarbato, vestito di bianco, con le ali lunghe aperte o abbassate.
Aperto, in araldica si definiscono gli edifici con le porte di smalto diverso da quello della costruzione.
Appuntate, in araldica si definiscono due o più figure che si toccano con la punta, due spade, lance, ecc.
Aquilla, in araldica è il più regale degli uccelli, si rappresenta generalmente con ali che hanno da tre ad otto piume, corpo di fronte, ali spiegate, testa voltata verso la destra dello scudo, zampe divaricate, coda distesa verso la punta dello scudo, (le innumerevoli posizioni dell'aquila sono rappresentate nel testo).
Aquila bicipite dell'Impero d'Oriente, in araldica spiegata d'oro in campo di rosso, eccezionalmente coronata d’oro.
Aquila bicipite russa, in araldica è spiegata e talvolta coronata di nero in campo d'oro, prima monocipite poi bicipite con la testa aureolata.
Aquila evangelica, in araldica è ordinariamente con le ali ripiegate, con le ali poggianti su di un libro chiuso (Vangelo); essa è aureolata, si rappresenta al naturale o d'argento in campo azzurro.
Aquila guelfa, in araldica è al volo abbassato di rosso, dominante un drago di verde.
Aquila italiana, in araldica è rigorosamente con una sola testa, ali aperte, coda distesa.
Aquila mostruosa, in araldica è con la testa di nano, donna o animale.
Aquila napoleonica, in araldicaè d'oro al volo abbassato, afferrante con gli artigli un fulmine pure d’oro, in campo azzurro.
Aquila spagnola, in araldica è di fronte, con le ali coperte, con la coda semiaperta, la testa rivolta a destra con un'aureola.
Aquila tirolese, in araldica si definisce quella con il volo caricato di due spranghette d’oro.
Aquilone, in araldica si dice del vento rappresentato come un viso uscente da una nuvola in atto di soffiare.
Arabescato, vedi ‘‘Damascinato”’.
Ariete, in araldica normalmente appare di profilo e passante.
Argento, vedi ‘“Smalti”.
Arma o arme, in araldica è l'insieme dello scudo, delle pezze araldiche e degli smalti.
Armate, in araldica si dice di caratteristica di lancie, frecce ecc., che hanno la punta di smalto diverso da quello dell'asta.
Armati, in araldica si definiscono soldati vestiti di corazza o il braccio con la stessa.
Armato, in araldica si dice di attributo degli animali che hanno unghie di colore diverso dal rimanente, es.: leone di nero armato di rosso.
Arpia, in araldica si dice di mostro rappresentato con ali, faccia di donna, corpo d’aquila, mani e piedi artigliati, coda d’avvoltoio e orecchie d’'orso.
Arrestati, in araldica si definiscono gli animali con i piedi posati e fermi in terra.
Attraversante, in araldica si dice di una figura o pezza sovrapposta o che passa su di un'altra.
B
Banda, vedi ‘’Pezze onorevoli”’.
Bandato, in araldica è lo scudo coperto di bande di smalti alternati.
Banderuolato, in araldica si dice di torri, castelli con banderuole svolazzanti.
Bandiera, in araldica si dice di nome che comprende insegne di tessuto usati da parte di eserciti, chiese, confraternite ecc.
Barbuto, in araldica si dice di uomo con barba.
Bardato, in araldica dicesi di cavallo con le barde ovvero guarnito per la battaglia.
Bastone, in araldica è la terza parte della banda, serve a distinguere i cadetti dai primogeniti.
Bastone di Esculapio, in araldica si definisce quello posto in palo attorno al quale attorcigliata una serpe con la testa in alto e volta a destra (dello scudo) e la coda in basso volta a sinistra (dello scudo).
Belgico, in araldica si definisce il leone nero in campo d’oro.
Bendate, in araldica si dice delle teste dei mori con la benda sugli occhi.
Bisantato, in araldica si dice di scudi e figure seminati di bisanti.
Bisanti, (pezze onorevoli) in araldica si dice di figure simili a monete d’oro o d’argento.
Blasonare, in araldica è descrivere uno stemma usando il linguaggio araldico.
Bomba o granata, in araldica si rappresenta come una palla dalla cui parte superiore esce una fiamma.
Bordato, in araldica si dice delle pezze che hanno un bordo di uno smalto diverso che gira attorno.
Bordura, vedi pezze onorevoli e disegno nel testo.
Bottonato, in araldica si dice del bottone o bocciolo della rosa araldica, quando è diversamente smaltato.
Braccio, in araldica si dice se definito senza altro attributo, si definisce il braccio umano destro, movente dal lato sinistro dello scudo e piegato a scaglione.
Brisura, in araldica è francesismo per una pezza che nelle armi di uno scudo sta ad indicare i vari rami di una famiglia.
Burella, in araldica è una pezza onorevole; in particolare è una fascia diminuita nella sua larghezza.
martedì 10 marzo 2026
Madri nelle guerre mondiali Il costo del dovere
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
(In occasione dell’8 marzo dedico questo ricordo alla nonna Loretta che per tutta la vita aspettò il ritorno del figlio Benedetto disperso a Cefalonia)
Una lunga solitudine ha accompagnato la nonna Loretta Germani dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla sua morte avvenuta nel 1970, il ricordo del figlio Benedetto, Serg. Div. Acqui, che a lei facevano credere disperso in Russia perché da lì qualcuno ancora dopo anni ritornava, come un vicino ritornato dopo più di cinque anni dalla fine del conflitto.
Aspettava vestita di nero sotto un ulivo all’ingresso dell’aia guardando ormai cieca verso la via, nella speranza di sentirne passi e la voce, ogni anno al mio arrivo in contrada Tramonti ad Arce nel frosinate venivo portato davanti a lei, mi toccava il viso e le braccia poi sentenziava “cresce”, mi era stato dato come secondo nome quello dello zio Benedetto, da quel momento ero libero di correre e giocare.
Il nonno Bernardo si era, per sempre, addormentato nel sonno dieci anni prima senza mai perdere la speranza del ritorno del figlio primogenito, aveva combattuto nella Grande Guerra come bersagliere sull’Isonzo ed era stato riformato dopo un anno di fronte per motivi di salute all’Ospedale Militare di Ancona, ogni anno lui e la nonna andavano alla Madonna di Loreto in pellegrinaggio per sciogliere il voto, sulla parete di casa vi era sempre la foto del figlio Benedetto.
Durante la Seconda Guerra Mondiale tutti e quattro i figli maschi erano partiti scaglionati per il fronte, prima i due più giovani, i gemelli Donato ed Eugenio, sul fronte Greco-Albanese, poi nel 1942 per l’Africa il secondo genito Eleuterio ed infine nel 1943 per Cefalonia il primogenito Benedetto.
Con la stabilizzazione del fronte a Cassino, il loro casolare con vista sulla valle del Liri, era stato occupato dai tedeschi che ne avevano fatto un centro trasmissioni, la nonna con le tre figlie, la quarta suora a Roma, confinata in cantina curava l’orto, la casa e gli animali razziati, il nonno in fuga verso l’Abruzzo per evitare di essere catturato quale forza lavoro per le difese tedesche.
Nel tentativo di difendere la stalla lei con le figlie aveva seguito sulla strada gli animali che i tedeschi portavano via, finchè le furono puntate le armi con un ordine perentorio, rauss, che dovettero ubbidire.
Nello sfondamento della linea Gustav attorno alla cascina vi fu una battaglia d’arresto che durò due giorni, la nonna e le figlie rinserrate in cantina, alcune granate demolirono il fianco a monte del casale.
Alla nonna pesava il ricordo dell’ultimo colloquio con Benedetto quando, venuto a salutare la madre nel giugno 1943, le disse che doveva partire chiedendole consiglio, lei rispose di fare il proprio dovere per evitare rappresaglie sulla famiglia, lui ascoltò e nel partire si volse e disse “Mamma io parto, ma non tornerò” e così fu, questo fu riferito dalla figlia più giovane che assistette al colloquio.
I tre figli minori ritornarono dopo anni, due dopo una lunga prigionia sia come IMI che con gli inglesi, uno con i piedi congelati, irriconoscibili per la magrezza tanto che Eleuterio dovette farsi riconoscere dalla madre la quale lo chiamò da allora “Lazzaro”, colui che creduto morto era risorto.
Negli ultimi anni, cieca, rimaneva seduta a letto con sottoveste e cuffia bianca, stringendo tra le mani un rosario di cui faceva lentamente scorrere i grani pregando in silenzio, noi bambini aprivamo silenziosamente la porta e la guardavamo, poi gli adulti ci dicevano di non disturbare che la nonna prega nel suo dolore, noi si richiudeva piano la porta.
Nota
Sergio Benedetto Sabetta, Testimonianze e ricordi della Grande Guerra, Mattiuzzo-Sabetta, www.cesvam.org;
Sergio Benedetto Sabetta, Memorie di una famiglia del primo ‘900, www.istitutodelnastroazzurro.org

