Questo Blog, già figurinostorico.blogspot.com, che sosteneva che "la storia si può raccontare in tanti modi. Noi abbiamo inventato un nuovo modo di raccontarla:con il figurino storico. Firmato: la Tavola Rotonda Osimo." Si aprirà da parte della Galleria del Figurino Storico un sito. Questo blog continua a svolgere la sua funzione: di descrivere il Costume Militare attraverso i secoli,ovvero l'Uniformologia, scienza ausiliaria della Storia (contatti:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org)
Obiettivo della Civica Galleria: La Scuola
Il Blog ha assunto nel tempo due funzioni. La prima è quella di essere espressione del Figurino Storico.
In un mondo globalizzato, lo studio della storia è sempre più indipendente pr capire le origini delle civiltà e questo è il nostro obiettivo primario Con la denominazione "Civica Galleria del Figurino Storico" si vuole appunto sottolineare la creazione di un vero centro museale, l'unico nelle marche, sulla base di un progetto condiviso tra l'Assessorato alla Cultura del Museo di Osimo, la Società Parko spa che gestisce il trasporto pubblico locale e l'associazione Tavola Rotonda, impostato sullo stile dei grandi musei come lo Stibbert di Firenze e quello di Calenzano dove il figurino storico viene utilizzato come strumento didattico e invito allo studio della storia.
Gli obiettivi della Civica Raccolta osimana sono i medesimi, ma una attenzione particolare è rivolta alle scuole, sopratutto elementari e medie, dove lo studio dei questa materia da parte dei bambini avviene spesso in modo mnemonico; ebbene l'utilizzo del figurino storico vuole essere uno strumento didattico integrativo del libro di scuola ed il nostro locale diventare una sorta di aula didattica dove i bambini si possono appassionare a questa disciplina
La Seconda è quella di divenire lo spazio esterno del CESVAM - Centro Studi sul valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro come spazio per approfondire, oltre che i temi della Uniformologia, anche quelli concernenti le scienze ausiliari della Storia, quali, oltre la Uniformologia, anche la Vessillologia, ovvero lo studio delle Bandiere, l'Araldica, i Mezzi e gli equipaggiamenti, ed il Collezionismo militare in genere ( cartoline, ecc.)
domenica 23 febbraio 2014
lunedì 17 febbraio 2014
Seconda Guerra Mondiale. Distintivi Regia Aeronautica
Distintivi di Grado della Regia Aeronautica Italiana
Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la
stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani
della presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di
appartenenza alla medesime forze armate.
La Regia Aeronautica
non faceva eccezione.
I distintivi di grado dei graduati e dei sottufficiali
erano identici a quelli dei pari grado dell’Esercito. Anche i distintivi di
grado degli ufficiali erano sostanzialmente uguali a quelli dell’esercito,ma il
gallone superiore formava un occhiello di forma quadrata anziché ovale. Così
come nell’Esercito sulle uniformi coloniali i distintivi di grado erano
costituiti da stellette sulle spalline .Il corpo o servizio di appartenenza era
indicato da un distintivo portato sulla spalla in lamierino metallico per
la truppa ricamato in oro sulla travetta
per gli Ufficiali e sottoufficiali. La travetta ed il passante erano di modello
diverso per i generali, ufficiali superiori
ed ufficiali inferiori Gli ufficiali dei ruoli servizi e specialisti e
quelli dei corpi sanitario, di commissariato, e del genio aeronautico portavano i galloni delle maniche sotto
pannati in colori diversi. Piloti ed osservatori portavano un aquila ad ali spiegate sul lato sinistro della
giubba al di sopra del taschino. Sovrapposti al taschino sinistro venivano
portati i distintivi di squadriglia.
(massimo coltrinari: ricerca23@libero.it)
martedì 11 febbraio 2014
Seconda Guerra Mondiale: Distintivi della Regia Marina
Distintivi di Grado della Regia Marina Italiana
Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la
stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani
della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di
appartenenza alla medesime forze armate.
La Regia Marina
non faceva eccezione.
I distintivi di grado erano costituiti da galloni sulle
maniche e sul berretto. Sulla giubba bianca i distintivi erano portati sulle
spalline. I capi avevano dei galloncini sulle spalle Secondi capi, sergenti e
sottocapi portavano i distintivi di grado sulle maniche come i parigrado delle
altre forze armate. Il gallone superiore degli ufficiali di vascello formava un
occhiello rotondo . Gli ufficiali degli altri corpi portavano galloni senza
occhiello sotto pannati con i colori del corpo. Sottufficiali, sottocapi e
comuni portavano il distintivo di specializzazione sulla parte alta della
manica sinistra
lunedì 3 febbraio 2014
Unformologia. Italia II Guerra Mondiale La M.V.S.N
Distintivi e Gradi della MVSN
L’uniforme non differiva sostanzialmente da quelle
dell’Esercito se non per particolari secondari talvolta peculiari di
determinate specialità o milizie speciali.
Le uniche sostanziali differenze consistevano nella camicia
e cravatta nera e nei fasci littori ( soromontati da una “M” rossa per i
“Battaglioni M”) sul bavero.
I distintivi di grado degli ufficiali erano uguali a quelli
dell’Esercito con la sola differenza che il gallone superiore formava un anello
romboidale anziché ovale. I capisquadra portavano al di sopra della manopola,
un gallone rosso della stessa foggia di quello degli ufficiali. I graduati,
camicia nera scelta = caporale e vice caposquadra = caporalmaggiore, portavano
gli stessi distintivi dell’esercito
sabato 1 febbraio 2014
Uniformologia. Italia II Guerra Mondiale Gradi EI
Distintivi di Grado del Regio Esercito Italiano
Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la
stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani
della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di
appartenenza alla medesime forze armate.
I distintivi di grado degli ufficiali consistevano in
galloni dorati (argento per i carabinieri) di larghezza e numero diversi
secondo i gradi degli ufficiali inferiori e superiori e in un ricamo a greca
sormontato da un vario numero di galloni argentati per i generali. Tali
distintivi venivano portati sulle maniche, al di sopra delle manopole, sulla
fascia del berretto con visiera e sul lato sinistro del cappello alpino.
I distintivi di grado erano costituiti per i graduati di
truppa , i sergenti ed i sergenti maggiori, da galloni a “V” rispettivamente
rossi e gialli, portati sulle maniche della giubba e del cappotto a metà
braccio. I marescialli portavano da uno a tre galloncini , dorati con trattini
neri . sule spalline della giubba e del cappotto ed un solo galloncino dello
stesso tipo sulla fascia del berretto con visiera e sul lato sinistro della bustina.
Sulla bustina i distintivi di grado erano costituiti da
stellette. Sui copricapi speciali, fatta eccezione per il cappello alpino, e
per il chepì, non venivano portati distintivi di grado. Nelle uniformi
coloniali i distintivi di grado erano costituiti da stellette sulle spalline.
Durante la guerra i galloni degli ufficiali vennero ridotti di dimensioni e ricamanti
in filo giallo anizichè in filo dorato, venivano portati sovrapposti alla
manopola quasi all’altezza del polso
Altri distintivi fra i
principali erano i colori del bavero e delle mostrine, delle fiamme e degli
alamari che indicavano l’arma, o il corpo o il servizio di appartenenza,
inoltre il fregio dell’arma portato sulla parte anteriore dei copricapi ( ad
eccezione del fez)e recante nel tondino il numero del reggimento. Infine il
distintivo divisionale costituito da uno scudetto metallico cucito sulla manica
sinistra, nella parte più alta.
(Saranno pubblicasi in sequenza, i gradi relativi alla M.S.V.M, alla Regia Marina ed alla Regia Aeronautica) Ricerca 2014 ANRP
giovedì 30 gennaio 2014
Commissariato Militare: "La Monstre"
La “Monstre” première véritable operation sdmidtrtive
Si, au dédut seuls les
chevaliers fournissent les contingetes soldés, le roi en vient à son tour à recruiter
parmi des professionels régulièrement soldés.
Le recrutement se fait psr
des capitanes; les unites costituées s’appllent des “routes” et les homes engages
des “routiers”. Les troupes aisi levees pour des operations de guerre étaint
réparties en “batailles” comprenant chachune un certain nombre des “monstres”
terme qui designe à la fois l’unitè de base et la revue d’affectif.
martedì 28 gennaio 2014
II Guerra Mondiale 1944. Jugoslavia, Grecia, Gran Bretagna
481 - Jugoslavia: Capitano di Stato Maggiore, 1941
482 - Grecia: Fanteria, Caporale
483 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
484 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
482 - Grecia: Fanteria, Caporale
483 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
484 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
481
Nell’Esercito
Jugoslavo si continuò nelle uniformi la tradizione dell’esercito serbo. Il
berretto degli Ufficiali, un berretto più rigido del berretto da campo aveva
originariamente una visiera un po’ più fortemente accentuata.Mostrine e filetti
erano del colore dell’arma che era rosso per la fanteria blu per la cavalleria
nero per l’artiglieria e verde er le
truppe di approvvigionamento.
481
Dopo
l’adozione nel 1912 di uniformi cachi nell’esercito greco si ebbero solo alcuni
cambiamenti in questo campo. Gli Euzoni furono dotati di una giubba color cachi
che ricordava quella blu che finora era stata l’uniforme da campo, tuttavia con
una fila di bottoni e con colletto rovesciato con mostrine rosse. Anche le
calze erano color cachi, tuttavia il fez rimase rosso ed anche le scarpe con il
pompom rosso continuarono a venire usate: Poco prima dello scoppio della guerra
fu introdotto un elmetto di acciaio di tipo greco al posto del modello
britannico che era stato fino ad allora in uso. Le mostrine erano nere per
l’artiglieria e verdi per la cavalleria
483
Mentre
in generale gli ufficiali britannici in campo dovevano portare il “battle
dress” agli alti ufficiali veniva lasciata la libertà riguardo la scelta delle
uniformi. Il “busch-schirt”era prescritto per il clima più caldo. Le mostrine
rosse, chiamate “gorget patch” formavano con la fascia rossa intorno al
berretto il segno distintivo dei generali. Entrambi derivavano dalla precedente
uniforme di servizio blu scuro. Il berretto della nostra illustrazione è di un
tipo più leggero con la parte superiore di lino e manca il ricamo in oro sulla
visiera che furono in genere era di competenza dei generali. I marescialli si
distinguevano dai generali, oltre che per i segni distintivi del grado, per un
particolare distintivo sul berretto con due bastoni di maresciallo incrociati.
484
Per far fronte ai paracadutisti tedeschi nel 1940 in Gran Bretagna si
cominciò ad addestrare e costituire le
truppe aviotrasportate..Equipaggiamento ed abiti erano stati ideati prendendo come esempio parti di
uniformi catturate ai tedeschi.. Come si può vedere il paracadutista tedesco
che il suo avversario portano sopra la loro normale uniforme una divisa
mimetica ed un elmetto, qui nella mano sinistra insieme a speciali cinghie di
fissaggio. Modellandosi sui reggimenti corazzati che fin dalla loro costituzione
portarono berretti neri ora altre truppe speciali furono dotate di
berretti di cui si parla qui, anche il
reggimento dei piloti veleggiatori portava berretti rossi ma i più famosi erano
i berretti verdi dello Stato Maggiore. Nel 1943 furono prescritti dei baschi per tutto l’esercito destinato alla
truppa che era così poco piacevole che non si diffuse mai.
mercoledì 18 dicembre 2013
San Martino, il protettore dei Militari din dal Medio Evo
venerdì 13 dicembre 2013
I "Missi Dominici" antesignani del Commissario di guerra
Ancien Règine: Jusqu'au XV siécle
ous les Mérovinges, les Carolingiens et les premiers Capétiens, il nya pas d'armée permanente, strucuturée et organisée au sens où nous l'entendons aujourd'hui, L'admistration militaire n'existe pas non plus. Quant au service militaire, il est fondé sur la qualité d'homme libre.
Chez les Francs le service estdu au roi masi n'est pas rétribué. Le soldat ne reçoit qu'une petite compensation.
A partir di VI siècle, avec l'appariton de la vassalité et de la féodalité ce systéme va se modifier lentement.
La vassalité crée une hiérachie entre les mois pauvres, le vassaux les moins les plus ruches, ceux qui disposent d'une fortune terrienne et qui ont les moyens de s'équiper pour la guerre; les premiers se mettent au service des seconds, moyennant une retribution.
Au cours de la période fèodale, des le IX siécle, c'est le titulaire di fief subordionné qui doit au titolaire di fief dominant un srvice gratuit mais limitè.
Chez les Francs le service estdu au roi masi n'est pas rétribué. Le soldat ne reçoit qu'une petite compensation.
A partir di VI siècle, avec l'appariton de la vassalité et de la féodalité ce systéme va se modifier lentement.
La vassalité crée une hiérachie entre les mois pauvres, le vassaux les moins les plus ruches, ceux qui disposent d'une fortune terrienne et qui ont les moyens de s'équiper pour la guerre; les premiers se mettent au service des seconds, moyennant une retribution.
Au cours de la période fèodale, des le IX siécle, c'est le titulaire di fief subordionné qui doit au titolaire di fief dominant un srvice gratuit mais limitè.
sabato 7 dicembre 2013
Esponton: testo di ricerca
Il Commissariato nell’Ancien Regime
Dai Missi Dominici a Luigi XIV
Il Commissario di guerra ed il suo simbolo.
“L’Esponton”
1. Premessa.
2. Introduzione: perché ci interessa
questa organizzazione
3. La tradizione romana e latina
4. L’Ancien regime. Fino al XV Secolo.
5. I Missi Dominici (Gli Inviati del
Padrone)
6. Le “Mostre” degli uomini d’arme
7. La creazione del commissario di
Guerra
8. Il regno della improvvisazione.
Filippo il Bello
9. La nascita degli eserciti permanenti
e la necessità di una amministrazione militare
10.
I Commissari di
Guerra
11.
Il simbolo di
distinzione. L’esponton
12.
Il Commissari di
Guerra del 1600. Richelieu
13.
I Commissari di
Guerra sotto Luigi XIV
14.
I Commissari di
guerra. Il simbolo il Vestito Grigio Blu
15.
Le guerre del 700
16.
L’influenza francese
nell’Esercito del regno di Sardegna
17.
Una funzione
insostituibile
18.
Bibliografia
Il
volume deve essere molto divulgabile. Lo stile di impaginazione è quello
dell’album a sinistra la pagina scritta a destra la iconografia di riferimento
lunedì 2 dicembre 2013
Commissaires des guerres. 1560
Signe de distintion:l’esponton
Peu
a Peu ces commissarie,qui lon peut qualifier d’ancetres des fonctionnaires de
l’intedence, son dotées d’une sode acceptable aisi que de droits et de
previlèges prore. Leurnposition ne cessera de se renforcer durant les deux
siècles précédant la devolution.
En
1595, Henri IV crées les commissaires provinciaux dont la compétence est
territorialement limitée.Puis, en 1608, une ordinnance élargit les attributions
des commissaires des guerres et donne naissance à une amorce de service de la
justice militaire.
| L'Esponton |
Au
XVII siècle ils acquièrent meme la qialité d’officier.
Chales
IX érige en office la fonction de commisaire. Désormais, obligé d’acheter sa
charge il cherche, en contrepartie, à en tirer quelqhe profit. Ainsi, les officiers
nommés au grade supérieur ou appelés à de nouvelles fonctions doivent preter
serment au commissarie des guerres représentant le roi.
Celui-ci
délivre un certificat en échange duquel l’officier fait don de son épée au
commissarie. En vérité ce don s’avère tout à fait symbolique puisque le
cérémonie se passant sur le front des troupes et l’officier ne pouvant rester
sans arme, ce dernier rachète assito épée.
![]() |
| Commissaire principal 1560 |
A
cette époque l’uniforme n’existe pas. Le seul attribut distinguant le
commissarie est un esponton, sorte de demi-èlaque d’environ deux
mètres de long terminée par un fer de
lance et dont la base garnie d’ivoire. Ma le porte d’arme n’est pas qu’une
question d’apparat puisque le commissarie suit la troupe jusqu’au champ de
battaille.
Les prérogative des
commisaires s’élargissement encore mais la prise de coscience de la nécessitéde
fournir aux soldats des moyens de sub sistance accetables n’est pas encore
venue.
domenica 1 dicembre 2013
Commissario di Guerra . Saluto con l'Esponton
Francia 1560 Amministrazione Militare dell'Armate del Re ![]() |
| Il saluto cel Commissario di Guerra con l'esponton è un movimento in quattro tempi molto spettacolare, tale da essere visto da molto lontano |
![]() |
| Saluto con l'esponton: primo tempo o in marcia |
![]() |
| Saluto con l'esponton vero primo tempo |
![]() |
| Saluto dell'esponton: secondo tempo o terzo se si considera il saluto in marcia come primo |
![]() |
| Saluto con l'esponton: quarto tempo del saluto |
sabato 30 novembre 2013
Commissari di Guerra. Una ricerca in Corso
Nell'ambito della collaborazione con L'Associazione di Categoria del Corpo di Commissariato si riprendono gli studi avviati nel 2003 in occasione del voncegno indetto dall'allora Corpo di Amministrazione dell'esercito in merito alla storia della amministrazione militare nel corso dei secoli. In particolare,come primo approccio dedicheremo dei post alle vicende del Commissariato in Francia dai Missi Dominici di Carlo Magno fino a Luigi XIV. In particlar ei simboli dei Commissari di Guerra, ovvero "L'esponton"
Attraverso questo blog rielaboreremo il materiale già raccolto al fine di predisporre ipotesi di realizzazione a stampa
Massimo Coltrinari
sabato 23 novembre 2013
martedì 12 novembre 2013
domenica 3 novembre 2013
Osimo.Lezione di Barocco: mercoledì 6 novembre 2013 ore 17,30
Iniziano il prossimo 6 novembre ad Osimo un ciclo di incontri dedicate al Barocco nella nostra terra. si riporta le note relative alla prima conferenza
Stefano Papetti:
aspetti del Barocco ad Osimo
e
nella Marca d'Ancona
Palazzo Campana
Osimo
Sala delle quattro colonne
ore 17,30
Prossimo incontro: mercoledì 13 novembre ore 17.30
lunedì 7 ottobre 2013
La Battaglia di Stalingrado.
Al Centro Italo-Russo (Via Cairoli 6 Roma) il 8 ottobre 2013 p.v. verrà presentato un progetto di ricerca sulla Battaglia di Stalingrado.
per ulteriori informazioni www.coltrinaristoriamilitare.blogspot.com
mercoledì 25 settembre 2013
Serate di Storia: un successo
Si sono concluse nel mese di settembre le "Serate di Storia", organizzate dai responsabili della Galleria del Figurino Storico di Osimo. Le Serate hanno coperto l'arco di Storia che va dall'Epoca Romana ai giorni del nostro Risorgimento nazionale, con approfondimenti interessanti su particlari aspetti, anche di vita osimana e regionale. Un contributo culturale e scientifico alla Galleria del Figurino Storico, che si propone di fare "Storia" con altri mezzi, oltre quelli tradizionali. La speranza che il prossimo anno si abbia la capacità ulteriore di organizzare un nuovo ciclo di conferenze, che hanno avuto un discreto successo di pubblico, scelto e competente, con argomenti ancora più interessanti e partecipativi. Un vero ringraziamento va all'Avv. Mengoni che, con discrezione ed intelligenza, è stato l'anima discreta di questo successo.
domenica 25 agosto 2013
Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona
Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
per le Serate di Storia
il dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema
L'ultima difesa pontificia di Ancona
La fine del potere temporale nelle Marche
Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona
Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco,
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)
per le Serate di Storia
il dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema
L'ultima difesa pontificia di Ancona
La fine del potere temporale nelle Marche
Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona
Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco,
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)
per le Serate di Storia
il dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema
L'ultima difesa pontificia di Ancona
La fine del potere temporale nelle Marche
sabato 20 luglio 2013
Serate di Storia. Osimo in Guerra Venerdi 26 luglio 2013 ore 21 Casenuove di Osimo
Il prossimo venerdì 26 luglio 2013, ore 21
a Casenuove di Osimo
sui luoghi stessi degli avvenimenti
per le Serate di Storia
il dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema
OSIMO IN GUERRA
IL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE
DA FILOTTRANO A JESI
IL FORZAMENTO DEL MUSONE, L'ATTESTAMENTO E LA LIBERAZIONE DI JESI
10-20 LUGLIO 1944
![]() |
| Il Il Corpo Italiano di Liberazione verso Jesi |
La conferenza sarà articolata con la descrizione delle operazioni condotte, all'indomani della conquista di Filottrano (9 luglio 1944), da parte del battaglione Piemonte per il forzamento del fiume Musone a Casenuove di Osimo e l'azione di aggiramento su Rustico (18 luglio 1944), azione propedeutica all'investimento di Santa Maria Nuova, che fu, una volta conquistata, la base di partenza per la liberazione di Jesi, il 20 luglio 1944 alle ore 7,30.
Gli aspetti tattici della conferenza saranno intervallati con citazioni da documenti coevi, tratte da diari tenuti in quei giorni, dalla descrizione dei sacrifici e lutti sopportati dalla popolazione osimana,
e si ricorderanno coloro che vi persero la vita, primi fra tutti i componenti della Famiglia Spinzanti.
La manifestazione si inserisce nel progetto in essere, promosso dal Club Ufficiali Marchigiani, dalla Società di Storia Militare e dalla "Civica Galleria del Figurino Storico di Osimo", di dotare il Munomento ricordo di Casenuove di Osimo di tabelloni esplicativi degli avvenimenti in occasione del 70° anniversario, che cadrà il prossimo anno
per informazioni e approfondimennti sul tema trattato
www. coltrinarimarche1944.blogspot.com
www. coltrinarimarche1944.blogspot.com
www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com
8-9-Luglio 1944: i Paracadutisti conquistano Filottrano, premessa all'azione sul Musone
![]() |
| Paracadutisti del C.I.L. protagonisti della battaglia di Filottrano |
![]() |
| Le posizioni del C.I.L. all'indomani della conquista di Filottrano 8-9 luglio1944 |
Per approdondimeti sulle operazioni del Corpo Italiano di Liberazione in questo period vds
www. coltrinarimarche1944.blogspot.com
Per informazioni sul Corpo Italiano di Liberazione vds.
www.corpoitalianodiliberazione.blogspot.com
20 luglio 1944 Il Battaglione Piemonte libera Jesi 20 luglio 2013
Nella data anniversaria della liberazione di Jesi alcune immagini del Battaglione Piemonte che liberò la cittadina marchigiana dopo i combattimenti per il forzamento del Musone, di Rustico e Santa Maria Nuova
| Alpini del Battaglione Piemonte in posa un pò goliardica all'indomani della presa di Jesi il 20 luglio 1944 |
| Jesi 20 luglio 1944 ore 12. Il magg. Briatore con i suoi ufficiali e con tutto il Battaglione Piemonte a Jesi liberata |
lunedì 15 luglio 2013
Corpo Italiano di Liberazione: gli equipaggiamenti
Per quanto riguarda gli
equipaggiamenti, per definizione ci riferiamo alle divise, compresi fregi,
mostrine e gradi, alle calzature, alle buffetterie e cinturoni, all’elmetto e
agli zaini.
Come
premessa, va ricordato che il C.I.L. opera nell’Italia centrale tra l’aprile e
il luglio 1944, al fianco delle truppe alleate impegnate sulla linea “Gustav” e
in seguito fino alla linea “Gotica”, nella campagna militare per la liberazione
dell’Italia, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. La sua costituzione segue
le azioni del I Raggruppamento Motorizzato Italiano che, nato già a fine
settembre del ’43, dopo i primi combattimenti di Montelungo, nel Marzo ‘44 si
era distinto sul Monte Marrone, prima conquistando e poi mantenendo, nonostante
la controffensiva tedesca, la vetta con il battaglione alpino “Piemonte” e il
185° battaglione paracadutisti “Nembo”. I comandi alleati, sotto la spinta non
solo tattica quanto morale, dei risultati ottenuti, autorizzano quindi la
creazione del C.I.L. che passa dai 5000 uomini del Raggruppamento Motorizzato,
prima a 9000-10000 fino a 25.000 unità, sotto il comando italiano del Gen.
Utili. Ambiente operativo in cui i soldati italiani sono chiamati ad operare è
quello dei monti del basso Lazio prima (Mainarde) e poi, nel settore adriatico,
del Molise e dell’Abruzzo, in una stagione ancora invernale, caratterizzata in
quota da neve e temperature rigide, ma che nel proseguo delle operazioni, che
si protrarranno in primavera ed estate, migliorerà dal punto di vista climatico.
Lo Stato
Maggiore italiano, nell’ottobre 1943, ha la necessità di approntare rapidamente
queste unità combattenti, poiché incombono le esigenze operative che
coinvolgeranno le truppe italiane al fianco degli alleati. Supportare
logisticamente il I Raggruppamento Motorizzato e poi, nell’Aprile ’44, una
forza ancor più consistente di soldati che compone il C.I.L., è subito impresa piuttosto ardua per il
comando italiano, considerando che le truppe vengono da più di tre anni di
conflitto su altri fronti ed un periodo di sbandamento seguito all’8 settembre,
in cui molti materiali di equipaggiamento sono andati perduti. I magazzini
presenti sul territorio italiano del sud liberato sono svuotati dagli alleati
per rifornire i partigiani di Tito in Jugoslavia, poiché ancora non ha preso
piede l’idea di creare un corpo italiano da affiancare alle truppe alleate,
risorto sulle ceneri dell’ex-esercito nemico. L'Intendenza della 7^ Armata,
l'unico grande comando ancora efficiente nell'Italia occupata dagli Alleati, si
ritrova con un enorme numero di tenute coloniali complete nei magazzini di
Napoli. Proprio con queste uniformi vengono riforniti gli uomini del
Raggruppamento Motorizzato, che ancora indossano le lise divise grigioverde e
gli equipaggiamenti in dotazione durante gli eventi bellici della prima parte
del secondo conflitto mondiale. Inizialmente viene cucito al petto lo scudo
sabaudo, che inviso alle popolazioni locali, sarà motivo di polemiche
sull’opportunità di adottarlo, mentre sono mantenute le mostreggiature e le
spalline coi gradi. Il completo
estivo si compone di un camiciotto sahariano ed ampi pantaloni da serrare sotto
il ginocchio con le fasce mollettiere. La sahariana, che era stata utilizzata
in Africa, ha un colletto ampio guarnito con le mostreggiature, è dotata di
quattro tasche ed è aperta fino allo sterno. Tre bottoni, il primo dei quali
sempre slacciato, chiudono la giubba. Sotto il camiciotto di tela, i militari
mettono spesso la camicia grigioverde che a dicembre non deve rappresentare
proprio la soluzione perfetta. In relazione agli equipaggiamenti e al
vestiario, i soldati del C.I.L. hanno quelli ereditati dal I Raggruppamento e
il problema degli equipaggiamenti resterà, per tutto il periodo in cui il
C.I.L. opera, ancora insoluto. Taluni come i paracadutisti del Nembo, hanno la
divisa estiva caki, mentre gli altri battaglioni conservano la divisa invernale
grigioverde con il pastrano. Per quanto riguarda le calzature, molti hanno solo un paio di scarpe ed altri
neanche quelle (Fig.1). Alpini e bersaglieri mantengono il copricapo
tradizionale, mentre l’elmetto utilizzato è il tipo M33 in dotazione alle
truppe del Regio Esercito (Fig.2) e il
tipo M42 per i paracadutisti. A testimonianza della scarsità degli
equipaggiamenti, riportiamo una richiesta che il Comando Italiano inoltra a
fine Novembre 1943, agli organi superiori, in cui si richiedevano mantelle
anti-pioggia (gabbani impermeabili) per
le sentinelle di guardia.[1]
Sia il
Raggruppamento prima che in seguito i reparti del C.I.L conducono quindi le
operazioni che abbiamo ricordato, utilizzando gli equipaggiamenti italiani
originari. Tale materiale all’inizio delle operazioni è in realtà già usurato,
venendo, come detto, da un periodo di guerra e poi di mancato reintegro, e appare
da subito insufficiente sia ai comandi italiani che agli osservatori alleati;
prima dell’inserimento in linea, le truppe alleate, con l’intento di testare la
capacità operativa del Raggruppamento, effettuano il 2 novembre 1943 una
esercitazione, i cui esiti dimostreranno, come riportato nei commenti dei
vertici di comando, che il morale delle truppe italiane è molto buono ma i
materiali in dotazione particolarmente scarsi.[2]
Nonostante
questa carenza, il CIL porta a termine, inquadrato nello schieramento alleato,
brillanti operazioni militari e, sorprendentemente, avanza nella liberazione
del territorio abruzzese , in pochi mesi, fino alle Marche.
Dopo la
battaglia di Filottrano e la liberazione di Ancona (Fig.3,4), il C.I.L. appare
però stremato e logorato negli uomini e nei mezzi, tanto da richiedere una
riorganizzazione ordinativa che vedrà la nascita dei Gruppi di Combattimento.
che riceveranno dagli alleati nuovi equipaggiamenti. Infatti i soldati italiani
che fanno parte di queste unità , oltre alle armi in dotazione all’esercito
inglese, avranno, come nuovo equipaggiamento, il classico elmetto a padella,
buffetteria in canapa e le divise inglesi, su cui potranno apporre fregi, gradi
e mostrine italiane. Ovviamente si tratta di un supporto logistico in
armamenti, equipaggiamenti e mezzi che risulta indispensabile per poter
proseguire le operazione delle Grandi Unità italiane, ma che snatura la
caratteristica di nucleo del nuovo esercito italiano che si era avuto con il
C.I.L.: infatti, da una parte, i soldati costituenti i Gruppi di Combattimento
si trovano ad agire indossando divise non del proprio Paese, pur combattendo
sul territorio della propria nazione, e questo incide certamente sul morale e
sulla motivazione degli uomini; d’altro canto, va comunque considerato che,
nelle attività operative, il buono stato dell’equipaggiamento del singolo
riveste una importanza fondamentale sia dal punto di vista strettamente
tattico, per la conduzione delle operazioni, quanto dal punto di vista del
morale del soldato , che combatte meglio se posto nelle migliori condizioni
possibili.
In
conclusione, giova ricordare, per meglio inquadrare il ruolo rivestito dal C.I.L. nelle operazioni militari sul fronte
alleato in Italia, che questa prima Grande Unità, embrione del ricostituito
Esercito Italiano, si trova ad operare
ricca di entusiasmo, per il ruolo che deve ricoprire nella lotta di liberazione
del proprio Paese, ma con equipaggiamenti, come abbiamo in precedenza descritto,
particolarmente scarsi rispetto alle dotazioni degli alleati che è chiamata ad
affiancare. Il fattore numerico, un
corpo di molte migliaia di soldati, solleva notevoli problemi di natura
logistica ai nostri Comandi. Gli alleati probabilmente non tengono in gran
conto l’apporto delle truppe italiane all’offensiva portata avanti sul fronte italiano, non
vedono di buon occhio una sua particolare affermazione sul campo e quindi
privilegiano i rifornimenti verso truppe partigiane, che agiscono sul fronte
oltre le linee nemiche. Gioca qui sicuramente anche la diffidenza verso un
esercito che fino a pochi mesi prima era nemico. Lo Stato Maggiore italiano
altresì chiede ai comandi alleati supporti per reintegrare i materiali ma
preferisce, per dimostrare che ancora possiede capacità operative e nell’intento
di riaffermare i valori nazionali, cercare di sfruttare al meglio materiali e
mezzi di cui dispone, sottraendoli ai vari reparti inoperosi.
Le lacune nell’equipaggiamento, che si sommano ad
altre maggiori deficienze nei mezzi e negli armamenti[3], non
impediscono al C.I.L. di combattere e ottenere risultati sul campo, nonostante
le avverse condizioni ambientali, probabilmente perché composto da soldati
motivati e spinti da un senso di rivalsa, al fine di dimostrare il proprio
valore ed onore ai vecchi nemici, ora alleati.
Corpo Italiano di Liberazione: L'ambiente operativo
Nell’inverno tra il 1943 ed il
1944 la situazione si era pressoché cristallizzata, tuttavia in quel periodo
furono gettate le basi per la massiccia offensiva della successiva primavera da
parte degli alleati e particolare enfasi fu data sia all’addestramento delle
truppe che agli approntamenti logistici.
Nonostante fossero state prese
adeguate misure al fine di mantenere il più assoluto segreto, il comando
tedesco aveva previsto l’imminente offensiva alleata ed aveva provveduto ad
organizzare una serie di linee difensive
L’ambiente operativo, all’interno
del quale furono inquadrate le operazioni del CIL, è diviso nelle seguenti
zone:
-
le Mainarde;
-
il settore Adriatico
Nel ambito del sottotema assegnato,
il compito del presente elaborato è quello di fornire le informazioni
sull’ambiente operativo, allo scopo di contribuire allo sviluppo del più ampio elaborato
di gruppo.
Nella trattazione sopra esposta,
lo scritto si limiterà alla descrizione del settore Mainarde.
La zona delle Mainarde è una
catena montuosa di pianta approssimativamente triangolare, particolarmente
aspra ed impervia, delimitata nel settore sud-ovest dal paese di S. Biagio
Saracinisco, nel settore sud-est dal paese di Castelnuovo e nel settore nord
dal rilevo denominato Monte a Mare, da non confondere con Monte Mare che si
trova nel settore sud delle Mainarde, prospiciente a Monte Marrone.
La zona, nella catena delle
Mainarde, all’interno della quale il C.I.L. doveva operare, nell’ambito
dell’offensiva di fine maggio 1944, era costituita da tre settori: Rio Chiaro,
Monte Marrone e Monte Rocchetta. Di questi tre settori monte Marrone era quello
centrale, destinato a svolgere l’azione principale di penetrazione mentre ai
due settori laterali era riservata una semplice azione di sondaggio e
fiancheggiamento tattile.
L’orientamento operativo entro
cui si trovava ad operare il C.I.L. era quello di mantenere il nemico
ingaggiato sulla zona delle Mainarde allo scopo di indurlo a ritenere che
l’attacco si sarebbe sviluppato in direzione di Atina e di impedire che questi
si riorganizzasse nella zona della massiccia offensiva alleata.
Il settore prescelto per l’azione
principale corrispondeva ad una delle zone di terreno montagnoso particolarmente
elevata aspra e difficile e quindi si pensava fosse l’ambiente più adatto
all’impiego delle unità del C.I.L. le quali, pur non essendo adeguatamente motorizzate,
come lo erano invece le unità americane, avevano però il vantaggio di essere
ben allenate a manovrare su terreni impervi e ad agire svincolati dalla rete
stradale.
La zona inoltre, proprio in
relazione alla sua inospitalità, era caratterizzata da scarsa densità di
popolazione, con un numero esiguo di centri abitati, peraltro di non vasta
estensione.
Parimenti scarse erano le vie di
comunicazione ed i collegamenti stradali, pertanto uno dei principali problemi
che il C.I.L. dovette affrontare fu l’approvvigionamento ed il rifornimento
logistico.
Allo scopo di risolvere detto
problema, come d’altronde sembrava ovvio, fu fatto largo uso di viveri a secco,
meno deteriorabili, per limitare pesi e ingombri dei vettovagliamenti.
Altrettanto largo uso fu fatto delle
salmerie, unici mezzi atti a muoversi su terreni impervi e fuori dalle reti
viarie.
Il X Corpo britannico, alle cui
dipendenze si trovava il C.I.L., manifestò l’orientamento a svolgere azioni
offensive nella zona di Monte Mare e Monte Cavallo e fu richiesto al suo
comandante di preparare i piani d’azione e comunicare di quanti reparti avesse
bisogno.
Più tardi, in relazione
all’attacco in corso nel settore di Cassino, venne disposto che il C.I.L.
svolgesse un’azione offensiva su Picinisco partendo dalla zona di Monte
Mare-Colle Altare con attacco in forze su Monte Cavallo e Balzo della Cicogna.
|
In relazione a quanto sopra, il comandante del C.I.L. non
riteneva possibile un’azione frontale contro Monte Cavallo a causa delle
pesanti avversità del terreno, si doveva quindi prevedere un aggiramento da
nord tramite Balzo della Cicogna e Regione Laganello. L’assalto da tale
direzione però, presupponeva il possesso della cresta Monte Mare-Colle Altare
come base di partenza di fuoco pesante ed era inoltre richiesto il concorso di
fuoco d’artiglieria del settore neo-zelandese.
Il terreno è nell’insieme montagnoso,
particolarmente tormentato verso ovest.
Vi sono tratti aspri e difficili
con depressioni entro cui scorrono torrenti convoglianti le acque di diversi
canaloni.
I rilievi hanno prevalente
orientamento da sud-est a nord-ovest, al quale generalmente corrisponde anche
quello delle depressioni.
Nel settore vi sono infatti due
allineamenti montani entrambi con andamento generale da sud-est a nord-ovest:
-
uno va da Monte Castelnuovo (1250 mt.) a Monte S.
Michele (1171 mt.), Monte Mattone (1521 mt.), Monte la Rocca (1590 mt.), la Montagnola (1570 mt.);
-
l’altro va dalla catenella delle Mainarde (1806 mt.) a
Monte Mare (2021 mt.), Colle dell’Altare (1991 mt.), Monte a Mare (2167 mt.),
la meticcia (2114 mt.).
Saldati a sud attraverso il
massiccio di Monte Marrone (1770 mt.), questi due allineamenti rinserrano nel
mezzo un avvallamento detto appunto Valle di Mezzo su cui scorrono torrenti e
rivoli in senso equatoriale.
Più ad ovest i rilievi aspri di
Porcazzete (1664 mt.), Monte Cavallo (2070 mt.) e Balzo della Cicogna (1811
mt.) rientrano nei limiti marginali del Parco Nazionale d’Abruzzo e sono i
rilievi più isolati di Abruzzo.
Monte Cavallo ha una posizione di
rilievo rispetto alle alture circostanti e si presenta ad est come un insieme
di bastioni inaccessibili, offrendo un varco solo in corrispondenza di quota
1961.
Aspro, scosceso e con pareti
frequentemente ripide miste a dirupi, il monte si affaccia ad est ed a sud
rispettivamente sulla Valle Venafrana e sulla Valle Monacesca.
A causa delle difficoltà del
terreno pressoché insormontabili non è possibile un attacco frontale operando
da sud. è possibile invece agire
attraverso la Valle Monacesca
o risalire l’alta Valle Venafrana per poter poi forzare il varco di quota 1961
oppure attaccare da nord.
A nord-ovest di Monte Cavallo vi
sono altri due allineamenti importanti, sempre con orientamento sud-est
nord-ovest:
-
uno costituito da Monte
la Meta
(2241 mt.), Monte Tartaro (2181 mt.), Monte Petroso (2247 mt.), Monte Capraro
(2060 mt.), Monte Amaro (1846 mt.);
-
l’altro, raccordato a Monte Mese per mezzo di Balzo di
Conca-Colle S. Giacomo, è costituito da Monte Cazzole (1609 mt.), Rocca Altiera
(2085 mt.), Monte Irto (1970 mt.), Colle dell’Osso (1531 mt.), Monte Dubbio
(1611 mt.).
Tra i due allineamenti sono
rinserrate le due valli sassose e fittamente boscose del Canneto e del
Fondillo, separate tra loro dallo sbarramento di Monte Irto - Monte Petroso che
costituisce una ottima posizione difensiva per chi voglia impedire l’accesso a
Opi.
A nord la zona montuosa è interrotta
dal solco Opi – Barrea – Alfedena sul quale scorre il fiume Sangro, spesso
incassato tra fianchi ripidi e rocciosi, come
tra Opi e Barrea, o in ampio letto come da Alfedena fino verso Castel di
Sangro.
Nel tratto occidentale del
settore le comunicazioni sono assai scarse e disagevoli, un po’ meno nel tratto
orientale, con frequenti risvolti, tra Castel S. Vincenzo, Pizzone e Alfedena.
Le risorse sono altresì limitate.
Nel complesso il terreno si presta molto bene ad una sistemazione difensiva e, di fatto, i tedeschi, sfruttando le favorevoli asperità, poterono mettersi in condizioni di realizzare una efficace economia delle forze ed ostacolare al tempo stesso, molto validamente, l’avanzata avversaria da sud, per la quale invece, date le caratteristiche del terreno, non vi erano larghe possibilità per svolgere azioni in profondità, mentre gravi difficoltà si presentavano in campo logistico.
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