Obiettivo della Civica Galleria: La Scuola

Il Blog ha assunto nel tempo due funzioni. La prima è quella di essere espressione del Figurino Storico.
In un mondo globalizzato, lo studio della storia è sempre più indipendente pr capire le origini delle civiltà e questo è il nostro obiettivo primario
Con la denominazione "Civica Galleria del Figurino Storico" si vuole appunto sottolineare la creazione di un vero centro museale, l'unico nelle marche, sulla base di un progetto condiviso tra l'Assessorato alla Cultura del Museo di Osimo, la Società Parko spa che gestisce il trasporto pubblico locale e l'associazione Tavola Rotonda, impostato sullo stile dei grandi musei come lo Stibbert di Firenze e quello di Calenzano dove il figurino storico viene utilizzato come strumento didattico e invito allo studio della storia.
Gli obiettivi della Civica Raccolta osimana sono i medesimi, ma una attenzione particolare è rivolta alle scuole, sopratutto elementari e medie, dove lo studio dei questa materia da parte dei bambini avviene spesso in modo mnemonico; ebbene l'utilizzo del figurino storico vuole essere uno strumento didattico integrativo del libro di scuola ed il nostro locale diventare una sorta di aula didattica dove i bambini si possono appassionare a questa disciplina

La Seconda è quella di divenire lo spazio esterno del CESVAM - Centro Studi sul valore Militare dell'Istituto del Nastro Azzurro come spazio per approfondire, oltre che i temi della Uniformologia, anche quelli concernenti le scienze ausiliari della Storia, quali, oltre la Uniformologia, anche la Vessillologia, ovvero lo studio delle Bandiere, l'Araldica, i Mezzi e gli equipaggiamenti, ed il Collezionismo militare in genere ( cartoline, ecc.)

martedì 1 luglio 2014

Volume: IL CORPO ITALIANO DI LIBERAZIONE E ANCONA



Il volume illustra il contributo che il Corpo Italiano di Liberazione ha dato alla liberazione delle Marche, in generale, e di Ancona in particolare, nella Battaglia per Ancona, svoltasi dal 1 al 20 luglio 1944.

 

Inquadrato nel II Corpo d’Armata Polacco, il Corpo Italiano di Liberazione svolse il ruolo di coprire il fianco sinistro dei Polacchi, che avanzano lungo la litoranea Adriatica; in questo ruolo liberarono Ascoli Piceno, Macerata, Tolentino.

Il Comandante Polacco Anders, occupata Osimo il 6 luglio, predispose un piano di attacco per la conquista di Ancona che schierava la 3a Divisione Carpatica a destra, con compiti di fissaggio ed inganno, la 5a Divisione Krescowa al centro, con compiti di attacco, rottura e sfondamento del fronte tedesco, mediante manovra di aggiramento, il Corpo Italiano di Liberazione, a sinistra, con compiti di protezione, sicurezza e copertura del fianco sinistro. L’obiettivo era conquistare Ancona e annientare la guarnigione tedesca. Questo piano, messo in atto dall’alba del 17 luglio, ebbe un successo parziale: Ancona fu conquistata il 18 luglio, ma la guarnigione tedesca, nonostante forti perdite, non fu annientata. Di questo parziale insuccesso, vari comandanti polacchi accusarono il Corpo Italiano di Liberazione, accusandolo di aver raggiunge i suoi obbiettivi con ritardo, scoprendo il fianco sinistro delle forze avanzanti polacche, che furono costrette a fermarsi, e quindi dare tempo a quelle tedesche di salvarsi. Accuse che si rivelarono infondate, ma che dimostrano, indirettamente, come il Corpo Italiano di Liberazione era parte integrante delle forze alleate che liberarono Ancona.

 

Per dimostrare questo, il volume presenta pagine di storia militare con un linguaggio, a volte, per specialisti, affrontando anche delicati argomenti come l’atteggiamento ostile Britannico verso gli Italiani, il ruolo politico delle forze italiane, l’apporto delle forze della Resistenza ai combattimenti ed altri. Il linguaggio diviene, però, presto amabile e divulgativo in quanto le operazioni militari sono anche ricostruite attraverso le testimonianze orali e documentali coeve a complemento della descrizione tecnico-tattica. Testimonianze di militari e di civili, da quella di Sergio Pivetta, a quella di Francesca Bonci, che descrive con il suo Diario il passaggio del fronte ad Osimo, a quelle di sfollati di Agugliano, Castel’Emilio, Cassero, Camerata Picena e Castelferretti, abitati sull’asse di avanzata dell’attacco polacco. Emerge in tutti, tra macerie morali e materiali, il desiderio di sopravvivere e, la speranza di vivere un futuro diverso e migliore.

 

Il volume descrive, quindi, il passaggio del fronte nell’anconetano, nome con cui si ricorda quei terribili gironi, quei giorni delle oche verdi, oche che erano dipinte dai contadini con il  verderame per mimetizzarle e evitare attacchi aerei alleati, e del lardo rosso, come i soldati tedeschi, sempre in cerca di cibo da rubare nelle loro razzie, chiamavano il prosciutto.  Un volume di ricostruzione storico-militare e testimonianze.

 

Massimo Coltrinari, generale, storico, è docente al Centro Alti Studi per la Difesa ed alla Università di Roma, La Sapienza. Ha ideato e diretto il Progetto “Storia in Laboratorio”, che ha dato origine a questa Collana, di cui è direttore. E’ Socio Onorario della “Pro Castelferretti”, Socio della Società Operaia di Castel d’Emilio, e del Centro Studi di Agugliano e Castel d’Emilio.   

venerdì 30 maggio 2014

1921: da una idea di Giulio Douhet


Il viaggio dell’Eroe

Lungo l’Italia seguendo il Milite Ignoto

 Di Giovanni Cecini

 
Ogni Nazione si alimenta attraverso una liturgia civile, mediante riti e cerimonie uniche e irripetibili. La guerra, come fenomeno collettivo di rigenerazione sociale e di rinascita patriottica, ha molto spesso rappresentato l’araba fenice per i popoli con l’obiettivo di riaffermare i propri valori e peculiarità. In epoca contemporanea, dopo il grande sconvolgimento politico operato dalla Rivoluzione francese, il concetto di conflitto nazionale ha aumentato a dismisura la sua potenza, tanto da alimentare sempre più emulazione e desiderio di partecipazione. In questa logica si spiegano le grandi adesioni nelle guerre dell’Ottocento, fino alle catastrofi planetarie della prima metà del Novecento, con strascichi ancora fino ai giorni nostri.

La Grande Guerra, per la sua collocazione quasi a cerniera di due epoche, con le sue grandi trasformazioni sociali, tecniche e ideali, ancora oggi rappresenta un avvenimento mitizzato da larga parte della memorialistica e da una grossa fetta della storiografia. Sarà stato per il canto lirico di numerosi poeti, che vi parteciparono, o per il fulgido volontarismo di una nuova generazione di giovani, che questo conflitto, molto più di altri precedenti o successivi, ha incarnato in ampi strati collettivi il senso autentico di Patria, Nazione e Popolo, nelle loro più ampie accezioni. Per fare solo un esempio: i socialisti di quasi tutti i Paesi europei, di massima contrari all’uso delle armi tra i popoli, in quella circostanza fecero causa comune con i destini dei propri Governi, identificando il nemico borghese nell’avversario nazionale, espediente classico per ogni crociata salvifica.

Anche l’Italia ha partecipato a questa grande “festa” patriottica, in cui contribuirono non solo alcuni retaggi socio-politici risorgimentali, ma anche uno strato culturale diffuso di intellettuali di ogni colore politico. Al termine del conflitto, giudicato dai contemporanei con ingenuo ottimismo l’ultimo da combattere, la pace vittoriosa – nonostante le ricorrenti polemiche sul rapporto tra i sacrifici sofferti e i ricavi ottenuti – doveva essere celebrata, proprio perché frutto di una partecipazione unanime di tutto il Paese.

E’ per questo motivo che, nel bel mezzo del cosiddetto “Biennio rosso” e delle gravi fratture socio-economiche dovute al conflitto, il desiderio da parte dello Stato di unificare tutto il popolo italiano ripercorse i passi del sentimento patriottico.

Fu di Giulio Douhet l’idea di istituire anche in Italia, a imitazione di altri Paesi, la figura del Milite Ignoto: un soldato sconosciuto e non identificabile che potesse per questo motivo ricordare e onorare tutto il valore e il coraggio offerto dalle Forze Armate nazionali. A seguito di questa proposta, nell’estate del 1921 il Governo predispose attraverso un’apposita commissione la scelta del corpo da onorare e tutto il relativo cerimoniale.

In pochi mesi si arrivò quindi alla solennità in cui, nella basilica di Aquileia il 26 ottobre, Maria Bergamas – madre di Antonio, un disertore austriaco triestino volontario italiano caduto in combattimento e mai ritrovato – scelse tra 11 bare identiche quella che sarebbe divenuta il simbolo assoluto del sacrificio in guerra. Una volta individuata, il Milite Ignoto iniziò il suo viaggio che lo avrebbe portato a Roma. Durante i quattro giorni, che occorsero al treno speciale per raggiungere la Capitale, ali di folla in ogni stazione e in ogni punto della ferrovia onorarono il feretro e così testimoniarono il proprio attaccamento a quello che per ognuno poteva essere un figlio, un fratello, un marito o un padre.

Arrivato alla Stazione Termini, dopo una nuova solenne cerimonia presso la basilica di Santa Maria degli Angeli all’Esedra, il corteo il 4 novembre continuò lungo le gremite strade della città, dove proseguì l’entusiasmo e l’attaccamento al primo caduto d’Italia. Il Sovrano e tutte le autorità civili e militari seguirono l’avvenimento, come comparse di uno spettacolo, in cui il protagonista solo formalmente rimaneva anonimo di fronte al solenne calore, che creava nei cuori degli italiani.

Una volta giunto a Piazza Venezia, presso il Vittoriano che fino ad allora tra mille polemiche era semplicemente la cornice per glorificare il Risorgimento e Vittorio Emanuele II, l’apice della liturgia civile trovava luogo. Il corpo del soldato, inserito nel cuore del monumento, sotto al bassorilievo della dea Roma, da quel momento diveniva il centro ideale e spirituale di ogni patriottismo passato, presente e futuro.

Esattamente a 90 anni di distanza, quando ancora l’Altare della Patria è  il palcoscenico unico e ineguagliato di cerimonie e manifestazioni nazionali, un nuovo convoglio ferroviario ha percorso lo stesso itinerario, rammentando a tutti gli italiani il senso di quell’indimenticabile esperienza. Moltissimi sono stati i partecipanti all’iniziativa, basata su una mostra fotografica e documentale itinerante, che ha ricordato i fatti dell’epoca. La conclusione non poteva che essere di nuovo a Roma, dove a partire dal Presidente della Repubblica e dal Ministro della Difesa, sono stati tanti i cittadini, che a costo di lunghe file, hanno voluto visitare i vagoni offerti dalle Ferrovie dello Stato per questa incredibile iniziativa.
Il nostro plauso va agli organizzatori e a tutti coloro che hanno partecipato

venerdì 23 maggio 2014

GUERRA DI LIBERAZIONE. UNIFORMI. QUESITI


INCONTRO TRA UFFICIALI ITALIANI E UFFICIALI BRITANNICI
L'UFFICIALE A DESTRA PORTA SULLA MANICA I GRADI DI GENERALE DI BRIGATA, ANCHE SE NON SI DISTINGUONO BENE
 AL BAVERO PORTA LE MOSTRINE REGGIMENTALI, A QUANTO PARE DI VEDERE, CHE NON SONO PRESCRITTE, CON LE RELATIVE STELLETTE
 I GENERALI NON PORTANO MOSTRINE
INOLTRA SOPRA I NASTRINI SEMBRA DI VEDERE LE AQUILE DI PILOTA DELLA RAF O DISTINTIVO NON FACILMENTE IDENTIFICABILE
 PORTANDO IL BATTLE DRESS VUOL DIRE CHE SIAMO NELL'AUTUNNO -INVERNO 1944-1945, QUANDO FURONO COSTITUITI I GRUPPI DI COMBATTIMENTO


UNIFORME ESTIVA 
DA INDICAZIONI SEMBRANO ESSERE SOLDATI DEL I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO O DELLE DIVISIONI AUSILIARIE


CHI HA NOTIZIE ULTERIORI O SUGGERIMENTI O CORREZIONE DI ERRORI è PREGATO DI FARE UN COMMENTO O DI SCRIVERE
 A 
ricerca23@libero.it



giovedì 22 maggio 2014

Guerra di LIberazione. Bandiera del Battaglione Piemonte. Corpo Italiano di Liberazione 1944

Bandiera del Battaglione Alpini Piemonte 3° Reggimento Alpini del  Corpo Italiano di liberazione.
 Il Battaglione Piemonte ha partecipato alla occupazione di Santa Maria Nuova e Jesi - 19-20 luglio 1944
come unità di sinistra dello schieramento polacco per la conquista di Ancona.
 Da Sinistra Ten. Col. Sergio Pivetta, all'epoca Sergente Allievo Ufficiale,,soldato scorta alla Bandiera, Alfiere, soldato scorta alla Bandiera, Gen. C. A. Gino Morena, Medaglia d'Argento al Valor Militare, all'epoca Tenente comandante sezione mortai da 81mm del battaglione.
 Entrambi gli ufficiali, viventi, sono testimoni degli avvenimenti del passaggio del fronte nelle Marche nel 1944.

sabato 17 maggio 2014

I MIIlitari e la guerra partigiana.



PER RISPONDERE AI NUMEROSI STUDENTI CHE HANNO POSTO DOMANTE IN MERITO AL RAPPORTO TRA LA RESISTENZA E IL REGNO DEL SUD
IN PARTICOLARE CON LE FORZE REGOLARI
SI INDICA IL VOLUME DI NICOLA DELLA VOLPE CHE ANALIZZA IN MODO ESAUSTIVO QUESTO RAPPORTO

IL VOLUME, EDITO NELLA COLLANA STORIA IN LABORATORIO
(www.storiainlaboratorio.blogspot.com)
è possibile acquIstarlo in tutte le librerie oppure presso la Societa Editrice Nuova Cultura (www.nuovacultura.it) con la e mail ordini@nuovacultira.it
oppure scrivendo a
 ricerca23@libero.it

martedì 13 maggio 2014

I Guerra Mondiale. Volume di Mario Pietrangeli

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera dell' Emico e collegha Mario Pietrangeli:

In Allegato, troverete il mio libro “ LE FERROVIE MILITARIZZATE I TRENI ARMATI  I TRENI OSPEDALE NELLA PRIMA E SECONDA GUERRA MONDIALE  1915-1945 “ terminato nel 2011. 
Al riguardo, chiedo alle SSLL  proposte ed indicazioni per la sua stampa gratuita  (il libro sarà distribuito gratuitamente analogamente alle altre mie opere).
Come noto,  il 26 aprile 2014 è stata inaugurata nella mia Caserma la Mostra organizzata insieme alla Sezione ANA Como (Presidente Enrico Gaffuri) sul Centenario della Caserma e sul Centenario della Prima Guerra Mondiale. 
Sarebbe molto interessante presentare tale opera nell’ambito di tale Mostra che si preannuncia interessante e di elevatissimo livello storico. e artistico
Rimango in attesa dei vostri consigli e del vostro aiuto.
Grazie
Colonnello t. SG  Mario Pietrangeli
Comandante CEDOC Caserma DE Cristoforis COMO
031 265189

domenica 4 maggio 2014

I Guerra Mondiale: la propaganda



Una articlazione di come si è sviluppata la propaganda sia verso il fronte interno che verso il nemico nella Prima Guerra Mondiale è un tema estremamente interessante da sviluppare


venerdì 4 aprile 2014

Commissario di Guerra: la nascita. Editto del 30 aprile 1351


Pagina del Regolamento delle Genti di Guerra in cui viene per la prima volta regolamentato il lavoro dei Commissari di Guerra


venerdì 28 marzo 2014

I Guerra Mondiale. Uniforme. Fanteria, Soldato

Fanteria. Caporale della Brigata Cremona (21° e 22° Reggimento. Maggio 1915.
Il soldato è in completo assetto di marcia con l'uniforme  grigio-verde 1909 comune a tutte le armi a piedi ed equipaggiamento 1907, modificato 1909, completo di telo tenda e bastoni tenda. Stivaletti di cuoio nero.
Sulla destra il fregio del 22° reggimento ricamato in lana nera
Fonte: A. Viotti. L'Uniforme grigioverde, Roma, SME 1984

In vista della data centenaria della I Guerra Mondiale, si stanno approntando studi e ricerche sulla uniforme e sulle uniformi dell'Esercito Italiano. Saranno gradite da parte dei lettori di questo blog osservazioni e commenti, oltre che note a commento ed eventuali sottolineature ad errori o omissioni.
La fonte primaria sarà l'Ufficio Storico dell'Esercito Italiano con il suo catalogo di pubblicazioni relative, a cui si rimanda fin da adesso per approfondimenti e studi

giovedì 13 marzo 2014

Seconda Guerra Mondiale Uniformi 1939-1945


N. 473. Germania. Waffen SS Tenente, 1943
N. 474. Ungheria. Reggimento di Ussari, Ussaro, 1940
N. 475. Romania. Fanteria, Soldato 1940
N. 476. Finlandia. Fanteria, Soldato, 1940


martedì 4 marzo 2014

II Guerra Mondiale Uniformi 1944. Croazia, Slovacchia, Repubblica Sociale Italiana, Germania

 
 
 
477. Croazia: Fanteria bosniaca, Caporale, 1943
478. Slovacchia: Fanteria, Soldato 1942
479: Repubblica Sociale Italiana. Reparto Paracadutisti, Paracadutista della Guardia Nazionale repubblicana 1944
480. Germania: Divisione dei Cosacchi del Don, Sottufficiale, 1944

domenica 23 febbraio 2014

70° anniversario del Passaggio del Fronte nelle Marche

Bandiera del battaglione alpini "Piemonte" inquadrato nel 3° Reggimento Alpini  della I Brigata del Corpo Italiano di Liberazione che operò sul Musone e, dopo aver conquistato Santa Maria Nuova, liberò Jesi il 20 luglio 1944
Si riconoscono a sinistra, il Ten. Col. Sergio Pivetta e a destra del gruppo bandiera, il Gen. C.A. Luigi Morena, entrambi reduci e combattenti nel C.I.L. a Monte Marrone, nelle Marche e nei Gruppi di Combattimento
La particolarità stà che questa bandiera era in dotazione ad un "battaglione", Normalmente la bandiera di guerra viene consegnata a livello reggimento. Attualmente è custodita presso il Sacrario delle Bandiere al Vittoriano a Roma; fino a qualche anno fa era custodita al Museo della Scula Militare Alpina, in virtù di questa particolare situazione 

lunedì 17 febbraio 2014

Seconda Guerra Mondiale. Distintivi Regia Aeronautica


Distintivi di Grado della Regia Aeronautica Italiana

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.  La Regia Aeronautica non faceva eccezione.

I distintivi di grado dei graduati e dei sottufficiali erano identici a quelli dei pari grado dell’Esercito. Anche i distintivi di grado degli ufficiali erano sostanzialmente uguali a quelli dell’esercito,ma il gallone superiore formava un occhiello di forma quadrata anziché ovale. Così come nell’Esercito sulle uniformi coloniali i distintivi di grado erano costituiti da stellette sulle spalline .Il corpo o servizio di appartenenza era indicato da un distintivo portato sulla spalla in lamierino metallico per la truppa  ricamato in oro sulla travetta per gli Ufficiali e sottoufficiali. La travetta ed il passante erano di modello diverso per i generali, ufficiali superiori   ed ufficiali inferiori Gli ufficiali dei ruoli servizi e specialisti e quelli dei corpi sanitario, di commissariato, e del genio aeronautico  portavano i galloni delle maniche sotto pannati in colori diversi. Piloti ed osservatori portavano un aquila  ad ali spiegate sul lato sinistro della giubba al di sopra del taschino. Sovrapposti al taschino sinistro venivano portati i distintivi di squadriglia. 
(massimo coltrinari: ricerca23@libero.it)

martedì 11 febbraio 2014

Seconda Guerra Mondiale: Distintivi della Regia Marina



Distintivi di Grado della Regia Marina Italiana

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.  La Regia Marina non faceva eccezione.

I distintivi di grado erano costituiti da galloni sulle maniche e sul berretto. Sulla giubba bianca i distintivi erano portati sulle spalline. I capi avevano dei galloncini sulle spalle Secondi capi, sergenti e sottocapi portavano i distintivi di grado sulle maniche come i parigrado delle altre forze armate. Il gallone superiore degli ufficiali di vascello formava un occhiello rotondo . Gli ufficiali degli altri corpi portavano galloni senza occhiello sotto pannati con i colori del corpo. Sottufficiali, sottocapi e comuni portavano il distintivo di specializzazione sulla parte alta della manica sinistra

lunedì 3 febbraio 2014

Unformologia. Italia II Guerra Mondiale La M.V.S.N

Distintivi e Gradi della MVSN

L’uniforme non differiva sostanzialmente da quelle dell’Esercito se non per particolari secondari talvolta peculiari di determinate specialità o milizie speciali.
Le uniche sostanziali differenze consistevano nella camicia e cravatta nera e nei fasci littori ( soromontati da una “M” rossa per i “Battaglioni M”) sul bavero.

I distintivi di grado degli ufficiali erano uguali a quelli dell’Esercito con la sola differenza che il gallone superiore formava un anello romboidale anziché ovale. I capisquadra portavano al di sopra della manopola, un gallone rosso della stessa foggia di quello degli ufficiali. I graduati, camicia nera scelta = caporale e vice caposquadra = caporalmaggiore, portavano gli stessi distintivi dell’esercito

sabato 1 febbraio 2014

Uniformologia. Italia II Guerra Mondiale Gradi EI

Distintivi di Grado del Regio Esercito Italiano

Per tutti gli appartenenti alle Forze Armate Italiane, la stelletta a cinque pute sul bavero era il simbolo, fin dal 1871 all’indomani della Presa di Roma e, in parte, al completamento dell’Unita Nazionale, di appartenenza alla medesime forze armate.
I distintivi di grado degli ufficiali consistevano in galloni dorati (argento per i carabinieri) di larghezza e numero diversi secondo i gradi degli ufficiali inferiori e superiori e in un ricamo a greca sormontato da un vario numero di galloni argentati per i generali. Tali distintivi venivano portati sulle maniche, al di sopra delle manopole, sulla fascia del berretto con visiera e sul lato sinistro del cappello alpino.
I distintivi di grado erano costituiti per i graduati di truppa , i sergenti ed i sergenti maggiori, da galloni a “V” rispettivamente rossi e gialli, portati sulle maniche della giubba e del cappotto a metà braccio. I marescialli portavano da uno a tre galloncini , dorati con trattini neri . sule spalline della giubba e del cappotto ed un solo galloncino dello stesso tipo sulla fascia del berretto con visiera  e sul lato sinistro della bustina.
Sulla bustina i distintivi di grado erano costituiti da stellette. Sui copricapi speciali, fatta eccezione per il cappello alpino, e per il chepì, non venivano portati distintivi di grado. Nelle uniformi coloniali i distintivi di grado erano costituiti da stellette sulle spalline. Durante la guerra i galloni degli ufficiali vennero ridotti di dimensioni e ricamanti in filo giallo anizichè in filo dorato, venivano portati sovrapposti alla manopola quasi all’altezza del polso
Altri distintivi fra i principali erano i colori del bavero e delle mostrine, delle fiamme e degli alamari che indicavano l’arma, o il corpo o il servizio di appartenenza, inoltre il fregio dell’arma portato sulla parte anteriore dei copricapi ( ad eccezione del fez)e recante nel tondino il numero del reggimento. Infine il distintivo divisionale costituito da uno scudetto metallico cucito sulla manica sinistra, nella parte più alta.


(Saranno pubblicasi in sequenza, i gradi relativi alla M.S.V.M, alla Regia Marina ed alla Regia Aeronautica) Ricerca 2014 ANRP

giovedì 30 gennaio 2014

Commissariato Militare: "La Monstre"

La “Monstre” première véritable operation sdmidtrtive


Si, au dédut seuls les chevaliers fournissent les contingetes soldés, le roi en vient à son tour à recruiter parmi des professionels régulièrement soldés.

Le recrutement se fait psr des capitanes; les unites costituées s’appllent des “routes” et les homes engages des “routiers”. Les troupes aisi levees pour des operations de guerre étaint réparties en “batailles” comprenant chachune un certain nombre des “monstres” terme qui designe à la fois l’unitè de base et la revue d’affectif.

martedì 28 gennaio 2014

II Guerra Mondiale 1944. Jugoslavia, Grecia, Gran Bretagna

             481 - Jugoslavia: Capitano di Stato Maggiore, 1941
             482 - Grecia: Fanteria, Caporale
             483 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
             484 - Gran Bretagna Maresciallo 1944
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Nell’Esercito Jugoslavo si continuò nelle uniformi la tradizione dell’esercito serbo. Il berretto degli Ufficiali, un berretto più rigido del berretto da campo aveva originariamente una visiera un po’ più fortemente accentuata.Mostrine e filetti erano del colore dell’arma che era rosso per la fanteria blu per la cavalleria nero per  l’artiglieria e verde er le truppe di approvvigionamento.

481
Dopo l’adozione nel 1912 di uniformi cachi nell’esercito greco si ebbero solo alcuni cambiamenti in questo campo. Gli Euzoni furono dotati di una giubba color cachi che ricordava quella blu che finora era stata l’uniforme da campo, tuttavia con una fila di bottoni e con colletto rovesciato con mostrine rosse. Anche le calze erano color cachi, tuttavia il fez rimase rosso ed anche le scarpe con il pompom rosso continuarono a venire usate: Poco prima dello scoppio della guerra fu introdotto un elmetto di acciaio di tipo greco al posto del modello britannico che era stato fino ad allora in uso. Le mostrine erano nere per l’artiglieria e verdi per la cavalleria

483
Mentre in generale gli ufficiali britannici in campo dovevano portare il “battle dress” agli alti ufficiali veniva lasciata la libertà riguardo la scelta delle uniformi. Il “busch-schirt”era prescritto per il clima più caldo. Le mostrine rosse, chiamate “gorget patch” formavano con la fascia rossa intorno al berretto il segno distintivo dei generali. Entrambi derivavano dalla precedente uniforme di servizio blu scuro. Il berretto della nostra illustrazione è di un tipo più leggero con la parte superiore di lino e manca il ricamo in oro sulla visiera che furono in genere era di competenza dei generali. I marescialli si distinguevano dai generali, oltre che per i segni distintivi del grado, per un particolare distintivo sul berretto con due bastoni di maresciallo incrociati.

484

 Per far fronte ai paracadutisti tedeschi nel 1940 in Gran Bretagna si cominciò ad addestrare  e costituire le truppe aviotrasportate..Equipaggiamento ed abiti erano stati  ideati prendendo come esempio parti di uniformi catturate ai tedeschi.. Come si può vedere il paracadutista tedesco che il suo avversario portano sopra la loro normale uniforme una divisa mimetica ed un elmetto, qui nella mano sinistra insieme a speciali cinghie di fissaggio. Modellandosi sui reggimenti corazzati che fin dalla loro costituzione portarono berretti neri ora altre truppe speciali furono dotate di berretti  di cui si parla qui, anche il reggimento dei piloti veleggiatori portava berretti rossi ma i più famosi erano i berretti verdi dello Stato Maggiore. Nel 1943 furono prescritti  dei baschi per tutto l’esercito destinato alla truppa che era così poco piacevole che non si diffuse mai.  

mercoledì 18 dicembre 2013

San Martino, il protettore dei Militari din dal Medio Evo

L'iconografia dedicata a San martino, che si festeggia l'11 novembre, è molto vasta e variegata. Segno di dovere e personificazione delle alte virtù militari è anche  il simbolo dell'altruismo e della vicinanza a chi ha bisogno, virtù che devono albergare in ogni militare per compensare situazioni difficili e spesso alimetatrici di violenza ed odio.

venerdì 13 dicembre 2013

I "Missi Dominici" antesignani del Commissario di guerra

Nel regno dei Carolingi i delegari imperiali o reali adibiti dai Sovrani per esercitare i poteri regi o per controllare le amministrazioni locali. Generalmente erano due:uno ecclesiastico ed uno laico . Inizialmente ebbero incarico provvisoria successivamente la carica divenne permanente e potè essere data sia ai vescovi sia ai laici. Pare che da tale funzione ebbe inizio il marchesato. La carica decadde nel X secolo



Ancien Règine: Jusqu'au XV siécle

ous les Mérovinges, les Carolingiens et les premiers Capétiens, il nya pas d'armée permanente, strucuturée et organisée au sens  où nous l'entendons aujourd'hui, L'admistration militaire n'existe pas non plus. Quant au service militaire, il est fondé sur la qualité d'homme libre.

Chez les Francs le service estdu au roi masi n'est pas rétribué. Le soldat ne reçoit qu'une petite compensation.

A partir di VI siècle, avec l'appariton de la vassalité et de la féodalité ce systéme va se modifier lentement.

La vassalité crée une hiérachie entre les mois pauvres, le vassaux les moins les plus ruches, ceux qui disposent d'une fortune terrienne et qui ont les moyens de s'équiper pour la guerre; les premiers se mettent au service des seconds, moyennant une retribution.

Au cours de la période fèodale, des le IX siécle, c'est le titulaire di fief subordionné qui doit au titolaire di fief dominant un srvice gratuit mais limitè.

sabato 7 dicembre 2013

Esponton: testo di ricerca

Il Commissariato nell’Ancien Regime
Dai Missi Dominici a Luigi XIV

Il Commissario di guerra ed il suo simbolo. “L’Esponton”


1.     Premessa.
2.     Introduzione: perché ci interessa questa organizzazione
3.     La tradizione romana e latina
4.     L’Ancien regime. Fino al XV Secolo.
5.     I Missi Dominici (Gli Inviati del Padrone)
6.     Le “Mostre” degli uomini d’arme
7.     La creazione del commissario di Guerra
8.     Il regno della improvvisazione. Filippo il Bello
9.     La nascita degli eserciti permanenti e la necessità di una amministrazione militare
10.                        I Commissari di Guerra
11.                        Il simbolo di distinzione. L’esponton
12.                        Il Commissari di Guerra  del 1600. Richelieu
13.                        I Commissari di Guerra sotto Luigi XIV
14.                        I Commissari di guerra. Il simbolo il Vestito Grigio Blu
15.                        Le guerre del 700
16.                        L’influenza francese nell’Esercito del regno di Sardegna
17.                        Una funzione insostituibile
18.                        Bibliografia



Il volume deve essere molto divulgabile. Lo stile di impaginazione è quello dell’album a sinistra la pagina scritta a destra la iconografia di riferimento

lunedì 2 dicembre 2013

Commissaires des guerres. 1560



Signe de distintion:l’esponton

Peu a Peu ces commissarie,qui lon peut qualifier d’ancetres des fonctionnaires de l’intedence, son dotées d’une sode acceptable aisi que de droits et de previlèges prore. Leurnposition ne cessera de se renforcer durant les deux siècles précédant la devolution.

En 1595, Henri IV crées les commissaires provinciaux dont la compétence est territorialement limitée.Puis, en 1608, une ordinnance élargit les attributions des commissaires des guerres et donne naissance à une amorce de service de la justice militaire.

L'Esponton


Au XVII siècle ils acquièrent meme la qialité d’officier.

Chales IX érige en office la fonction de commisaire. Désormais, obligé d’acheter sa charge il cherche, en contrepartie, à en tirer quelqhe profit. Ainsi, les officiers nommés au grade supérieur ou appelés à de nouvelles fonctions doivent preter serment au commissarie des guerres représentant le roi.

Celui-ci délivre un certificat en échange duquel l’officier fait don de son épée au commissarie. En vérité ce don s’avère tout à fait symbolique puisque le cérémonie se passant sur le front des troupes et l’officier ne pouvant rester sans arme, ce dernier rachète assito épée.

Commissaire principal  1560 
A cette époque l’uniforme n’existe pas. Le seul attribut distinguant le commissarie est un esponton, sorte de demi-èlaque d’environ deux mètres  de long terminée par un fer de lance et dont la base garnie d’ivoire. Ma le porte d’arme n’est pas qu’une question d’apparat puisque le commissarie suit la troupe jusqu’au champ de battaille.


Les prérogative des commisaires s’élargissement encore mais la prise de coscience de la nécessitéde fournir aux soldats des moyens de sub sistance accetables n’est pas encore venue.

domenica 1 dicembre 2013

Commissario di Guerra . Saluto con l'Esponton



Francia 1560

Amministrazione Militare dell'Armate del Re





Il saluto cel Commissario di Guerra con l'esponton è un movimento in quattro tempi molto spettacolare, tale da essere visto da molto lontano

Saluto con l'esponton: primo tempo o in marcia
Saluto con l'esponton vero primo tempo



Saluto dell'esponton: secondo tempo o terzo se si considera il saluto in marcia come primo


Saluto con l'esponton: quarto tempo del saluto


sabato 30 novembre 2013

Commissari di Guerra. Una ricerca in Corso

Nell'ambito della collaborazione con L'Associazione di Categoria del Corpo di Commissariato si riprendono gli studi avviati nel 2003 in occasione del voncegno indetto dall'allora Corpo di Amministrazione dell'esercito in merito alla storia della amministrazione militare nel corso dei secoli. In particolare,come primo approccio dedicheremo dei post alle vicende del Commissariato in Francia dai Missi Dominici di Carlo Magno fino a Luigi XIV. In particlar ei simboli dei Commissari di Guerra, ovvero "L'esponton"
Attraverso questo blog rielaboreremo il materiale già raccolto al fine di predisporre ipotesi di realizzazione a stampa
Massimo Coltrinari

domenica 3 novembre 2013

Osimo.Lezione di Barocco: mercoledì 6 novembre 2013 ore 17,30

Iniziano il prossimo 6 novembre ad Osimo un ciclo di incontri dedicate al Barocco nella nostra terra. si riporta le note relative alla prima conferenza

Stefano Papetti: 
aspetti del Barocco ad Osimo
 e 
nella Marca d'Ancona

Palazzo Campana
Osimo
Sala delle quattro colonne
ore 17,30

Prossimo incontro: mercoledì 13 novembre ore 17.30


lunedì 7 ottobre 2013

La Battaglia di Stalingrado.



Al Centro Italo-Russo (Via Cairoli 6 Roma) il 8 ottobre 2013 p.v. verrà presentato un progetto di ricerca sulla Battaglia di Stalingrado.
per ulteriori informazioni www.coltrinaristoriamilitare.blogspot.com

mercoledì 25 settembre 2013

Serate di Storia: un successo

Si sono concluse nel mese di settembre le "Serate di Storia", organizzate dai responsabili della Galleria del Figurino Storico di Osimo. Le Serate hanno coperto l'arco di Storia che va dall'Epoca Romana ai giorni del nostro Risorgimento nazionale, con approfondimenti interessanti su particlari aspetti, anche di vita osimana e regionale. Un contributo culturale e scientifico  alla Galleria del Figurino Storico, che si propone di fare "Storia" con altri mezzi, oltre quelli tradizionali. La speranza che il prossimo anno si abbia la capacità ulteriore di organizzare un nuovo ciclo di conferenze, che hanno avuto un discreto successo di pubblico, scelto e competente,  con argomenti ancora più interessanti e partecipativi. Un vero ringraziamento va all'Avv. Mengoni che, con discrezione ed intelligenza, è stato l'anima discreta di questo successo.

domenica 25 agosto 2013

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                                    Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo


per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                          Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco, 
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)

 
per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche

Serate di Storia L'Ultima difesa pontificia di Ancona



                                          Il prossimo venerdì 30 agosto 2013, ore 21
alle Grotte del Cantinonre
Osimo
(chi arriva dall'Aspio, girare a sinistra davanti a San Marco, 
150 metri, Hotel La FOnte, 50 metri oltre, sulla sinistra)

 
per le Serate di Storia

il  dott. Massimo Coltrinari
parlerà sul tema

 L'ultima difesa pontificia di Ancona

La fine del potere temporale nelle Marche